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Disagio giovanile: droga, disagio e coltelli

Se vogliamo indicare un punto di partenza, il disagio giovanile ha il suo inizio dopo la pandemia.
Quello che viene fuori dal periodo successivo al Covid-19 è uno scenario inquietante che vede incrementare gli episodi di violenza tra i giovani. L’ultimo rapporto di Save the Children delinea uno scenario dalle tinte ancora più fosche.

Disagio giovanile: cambio quantitativo

Dal 2024 in poi i giovani presi in carico dall’Ufficio dei Servizi Sociali per i Minorenni sono aumentati arrivando a 23.862, un dato legato anche alla permanenza nel circuito penale minorile favorita dall’inasprimento delle norme come il Decreto Caivano. Il rapporto “Dis(armati) è un’indagine sulla diffusione delle violenza giovanile e stando ai dati emersi, i giovani entrati in contatto con il sistema giudiziario sono passati dai 329 ogni 100mila abitanti nel 2014, ai 363 del 2023; il 73% ha tra i 14 e i 17 anni.

Aumentano le rapine, le lesioni personali, le risse, le minacce, premettendo che la maggior parte dei cimini minorili è contro il patrimonio. Nel rapporto si legge che sono diventati più frequenti i reati contro la persona che passano da 15.365 del 2019, anno pre-Covid, a 21.958 del 2025.

Cresce la presenza di armi improprie come coltelli, noccoliere, mazze, catene e storditori elettrici. Dal 2019 al 2024, le segnalazioni sono passate da 778 a 1946, nel solo semestre del 2025 ne sono arrivate 1096. Nel 2024 i minori denunciati e/o arrestati per rapina sono stati 3.968, il doppio del 2014; le lesioni personali arrivano a 4.653 del 2024 contro i 1.921 del 2014; le risse sono 1.021 e le minacce 1.880. Il fenomeno è trasversale nelle classi sociali e non riguarda solo contesti di forte marginalità.

La rabbia

Cambiano anche le dinamiche con gruppi fluidi che si organizzano grazie ai social; i giovani sono molto più esposti alla violenza, le famiglie marginali nella gestione se non del tutto assenti sono incapaci di intuire il disagio psicologico. Dove non arrivano le famiglie dovrebbe arrivare la scuola, tasto dolente visto che una delle cause è dovuta proprio alla scarsa affidabilità e organizzazione delle scuole che si trovano ad avere a che fare con insegnanti demotivati, sottopagati, impreparati e con delle strutture fatiscenti e quei pochi insegnanti validi, mettono in atto la classica “fatica di Sisifo” tra frustrazione e burn-out.

I ragazzi abbandonati a sé stessi cercano nel gruppo la loro identità, vanno in giro armati e l’uso del coltello è ormai sdoganato e definito “utile alla vita di ogni giorno”; molti raccontano di portarlo con sé per sentirsi più sicuri, per non apparire deboli e per affermare status e potere. Una dinamica che costituisce il “cortocircuito della paura”; paura di essere aggrediti porta ad armarsi e mostrare aggressività aumentando il rischio di escalation violente.

La rabbia è uno dei motivi scatenanti insieme alla mancanza di rispetto, ma quello che emerge è un disagio più profondo fatto di autolesionismo, disturbi alimentari, tentativi di suicidio e uso di droghe.
Allora scatta il gesto che sostituisce la parola, la violenza perde il suo peso specifico, i racconti davanti alle forze dell’ordine diventano infantili, frammentati, privo della reale percezione del reato commesso.

di Sebastiano Lo Monaco

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