L’Alba si organizza per il dopo Chavez

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di Fabrizio Di Ernesto

Se la malattia di Chavez sta creando un vuoto legislativo in Venezuela che per il momento sembra non penalizzare Caracas, molto più grave appare la situazione interna all’Alba, l’alleanza bolivariana per le Americhe, una delle tante creazioni politiche del primo mandatario venezuelano che ha come obiettivo quello di far convergere i paesi indio-latino verso le stesse battaglie e le medesime rivendicazioni sociali, economiche e politiche.

Perseguendo i principi del “socialismo del XXI secolo” e nata in contrapposizione all’Alca, l’area di libero scambio delle Americhe a guida statunitense, è da sempre stata egemonizzata da Chavez ma ora che la sua assenza comincia a prolungarsi è in atto una lotta sotterranea tra il presidente dell’Ecuador Rafael Correa ed il presidente boliviano Evo Morales.

L’Alba comprende 8 paesi ed in più ha aperto ad altri sette, tra cui Iran e Siria in qualità di osservatori; e nel corso degli anni è riuscita ad ottenere risultati molto importanti, basti pensare a PetroCaribe, un’alleanza creata nel 2005 come accordo commerciale tra i paesi caraibici per comprare greggio venezuelano ad un prezzo favorevole. Nel gennaio del 2008 è nato poi il Banco dell’Alba e, a novembre dello stesso anno, è stato creato il Sistema unitario di compensazione regionale (Sucre) con l’obiettivo di rimpiazzare il dollaro statunitense come moneta per gli scambi commerciali dei paesi che vi aderiscono.

Sostituire Chavez ai vertici di questa piattaforma quindi può rappresentare un grande vantaggio per ogni singolo paese e proprio per questo ora si è aperta la corsa alla sua successione.

Alcuni giorni fa ha aperto le ostilità l’ecuadoregno Correa che ha definito l’assenza dell’uomo forte di Caracas un duro colpo per la regione sottolineando che “tutti siamo necessari ma nessuno deve essere imprescindibile e il processo rivoluzionario nella nostra America dovrà continuare”, dichiarazione che può tornare utile anche per la campagna elettorale che da qui ad un mese porterà i cittadini ecuadoregni alle urne.

L’obiettivo di Correa è duplice: consolidare la leadership all’interno del suo paese, quindi riprendere con i suoi partner latinoamericani, Evo Morales in primis, il discorso di integrazione regionale, magari egemonizzandolo.

Morales rispetto a Correa è meno ambizioso e, politicamente parlando, meno scaltro. Il presidente indigeno non ha mai dato l’impressione di poter assumere la leadership dell’Alba, soprattutto per l’immagine di subalternità emersa rispetto a Chávez in questi anni, i più però vedono in lui un il delfino, a livello regionale del caudillo venezuelano. L’appoggio di Morales al presidente venezuelano è stato incondizionato; ogni questione aperta da Chávez ha incontrato la più fervida collaborazione da parte del presidente indigeno. Lo scorso 10 gennaio ha trovato l’ovazione dei venezuelani dichiarando che “il problema di salute del fratello Chávez non è solo una preoccupazione del popolo venezuelano, ma anche di tutti popoli antimperialisti del mondo”.

Tutta la politica estera di Morales nel corso degli anni ha ricordato quella venezuelana; i successi più importanti per la Bolivia sono stati conseguiti in ambito regionale, grazie soprattutto alla solida partnership con il Venezuela di Chávez. Questa alleanza si è spesso tradotta in una simbiosi decisionale all’interno degli organismi ragionali. Il presidente indigeno ha di recente richiesto al Mercosur un trattato di preferenza a causa dell’impossibilità della Bolivia di avere uno sbocco sul mare. Esiste quindi il rischio che Evo Morales, senza l’appoggio di Chávez, debba ridurre le pretese regionali della Bolivia. Questo è il principale motivo per cui Evo Morales non sembra all’altezza di potersi assumere la leadership dell’Alba.

La partita però è molto aperta e vede scontrarsi anche due diverse concezioni di Sud America: con Morales la regione continuerebbe il cammino intrapreso; Correa invece potrebbe ricercare e trovare l’appoggio del Brasile e ridisegnare l’America indio-latina secondo dettami diversi da quelli del chavismo.

Sempre che Chavez non torni quanto prima a guidare la sua creatura politica.

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