Yemen pronto a una guerra regionale contro America e Israele

Nel caso di un attacco americano o israeliano all’Iran, lo Yemen non svolgerebbe semplicemente il ruolo di uno strumento di pressione indiretta, ma sarebbe un attore pronto a entrare direttamente in campo. Oltre un decennio di guerra ha trasformato lo Yemen in una forza in grado di combinare simultaneamente operazioni asimmetriche, guerra navale e attacchi missilistici e con droni; una combinazione costosa e logorante per gli attori tradizionali.
Nella dimensione militare, lo Yemen ha la capacità di condurre operazioni dirette contro gli interessi degli Stati Uniti e dei suoi alleati. In passato, l’uso con successo di missili da crociera antinave e droni a lungo raggio ha dimostrato che i sistemi di difesa degli Stati Uniti e dei suoi partner non sono impenetrabili. L’obiettivo di queste operazioni non è necessariamente quello di distruggere completamente navi o equipaggiamenti, ma di imporre costi, erodere le capacità di difesa e aumentare il rischio di una presenza militare nel Mar Rosso e nelle sue vicinanze.
La carta vincente strategica dello Yemen è il controllo operativo dello Stretto di Bab al-Mandab, un collo di bottiglia che rappresenta un’arteria fondamentale del commercio globale. Invece di chiuderlo completamente, lo Yemen lo ha reso insicuro e costoso.
Questa pressione non si limita all’Occidente. L’esperienza degli attacchi agli impianti di Aramco ha dimostrato che anche una limitata interruzione della produzione o delle esportazioni di petrolio saudita può sconvolgere il mercato energetico globale e trasformare Riyadh da un interventista regionale a un Paese interessato alla propria sicurezza interna.
Yemen, attore allineato e ideologico
Nel caso degli Emirati Arabi Uniti, lo Yemen ha già dimostrato la sua capacità di destabilizzare la profondità strategica del Paese. Gli attacchi con droni sul suolo emiratino, oltre ai danni fisici, hanno offuscato l’immagine di “stabilità economica e sicurezza” che si basa su “investimenti esteri, commercio e logistica”.
Da una prospettiva politico-militare, lo Yemen opera al di fuori del quadro della deterrenza classica. Non è uno Stato dipendente con chiari centri vitali né ha una base estera fissa facilmente attaccabile. Qualsiasi escalation della pressione sullo Yemen amplierà la portata del conflitto e costringerà gli Stati Uniti a stanziare maggiori risorse militari e politiche per proteggere gli interessi sauditi ed emiratini, il che aumenterà esponenzialmente il costo complessivo della guerra.
Il punto decisivo è la natura delle relazioni dello Yemen con l’Iran. Lo Yemen non è un rappresentante passivo, ma piuttosto un attore allineato e ideologico che ha elevato la propria disponibilità a sostenere l’Iran al livello di un’azione concreta. Questa caratteristica consente l’ingresso simultaneo e indipendente dello Yemen sul campo e complica i calcoli degli Stati Uniti e dei suoi alleati.
Di conseguenza, il ruolo dello Yemen in una potenziale guerra contro l’Iran è scaglionato e logorante: una graduale escalation di operazioni navali, missilistiche e con droni, un’espansione del raggio d’azione degli obiettivi legati a Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, e il mantenimento del nemico impegnato nel sud della regione. Lo Yemen non darà il colpo di grazia, ma può rendere la struttura della guerra costosa, lunga e instabile; un ruolo che è esattamente in linea con il concetto di “guerra regionale” enfatizzato da Teheran.
di Redazione



