Yakir Gabay, un miliardario immobiliare per “gestire” Gaza

Yakir Gabay è un uomo d’affari israelo-cipriota e una delle figure più ricche del settore immobiliare in Europa. Il suo nome è apparso in politica all’inizio del 2026, dopo essere stato incluso nella lista annunciata da Washington per il “Gaza Executive Board“, legato all’iniziativa del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nota come “Board of Peace“, per gestire la fase “day after” a Gaza e avviare il processo di ricostruzione.
Nato a Gerusalemme, Gabay possiede sia la cittadinanza cipriota che quella israeliana e risiede a Cipro da anni, un ambiente considerato attraente per i capitali transfrontalieri, spesso visto come una destinazione comoda per facilitare la gestione degli investimenti e la pianificazione fiscale. Ha accumulato la sua ricchezza principalmente attraverso un’intensa attività nei mercati immobiliari europei, in particolare in Germania, poi nel Regno Unito e nei Paesi Bassi, prima di diventare una figura di spicco nel “financial real estate”, che si basa maggiormente su fondi, società quotate e partnership internazionali rispetto al tradizionale mercato locale.
La carriera di Gabay
La sua carriera è iniziata nel settore finanziario israeliano, dove ha lavorato presso l’Israel Securities Authority in un dipartimento che si occupava di prospetti informativi e regolamentazione finanziaria. Questo gli ha fornito una prima esperienza sulla natura dei mercati, sui meccanismi di conformità e sulla finanza. Da lì, è passato all’investment banking, ricoprendo diverse posizioni legate ai mercati dei capitali, fino a raggiungere un traguardo significativo a metà degli anni ’90, quando ha assunto la direzione della divisione investment banking di Bank Leumi. In seguito, si è avventurato negli investimenti diretti e nello sviluppo di operazioni attraverso entità che gestivano fondi ingenti, aprendo la strada alla sua transizione da “gestore finanziario” all’interno delle istituzioni a “costruttore di ricchezza” attraverso acquisizioni ed espansioni.
Il cambiamento più significativo si verificò nel 2004, quando fondò un’agenzia immobiliare a Berlino, capitalizzando un’opportunità storica rappresentata dal calo dei prezzi degli immobili dopo la riunificazione tedesca. In seguito, espanse gradualmente la sua presenza nelle principali città tedesche, per poi estendersi ad altri mercati europei. Lungo questo percorso, rafforzò la sua influenza attraverso due società che divennero attori di spicco del mercato: Grand City Properties e Aroundtown, con le quali il suo nome divenne sinonimo di uno dei principali azionisti e leader dell’espansione.
Nel giro di pochi anni, queste società si sono trasformate in strumenti di espansione “istituzionale” nel settore immobiliare, acquisendo ampi portafogli, riqualificandoli, aumentandone la redditività e quotandoli in borsa per garantirsi un finanziamento continuativo. La quotazione di Grand City Properties alla Borsa di Francoforte (2012) e poi quella di Aroundtown (2015) hanno rappresentato pietre miliari nel consolidamento della sua posizione nel cuore del capitalismo immobiliare europeo, prima di guidare un’importante fusione con TLG Immobilien nel 2020, che ha rafforzato le dimensioni e la posizione dell’entità in Germania.
Yakir Gabay, come “plasmare” l’economia post-conflitto
In politica, Gabay non si è distinto come figura di “partito” o di “sicurezza”, ma piuttosto come parte di un’ondata di impiego di finanziatori nelle mappe del dopoguerra. Nel gennaio 2026, è stata annunciata la sua adesione al “Gaza Executive Board” all’interno della struttura guidata dall’amministrazione Trump con il titolo di gestire la ricostruzione e creare “stabilità e prosperità” a Gaza, un annuncio che ha suscitato ampie polemiche perché la formazione includeva numerose personalità internazionali, mentre mancava una rappresentanza palestinese diretta ai primi livelli di leadership, e perché Israele stesso aveva espresso obiezioni su alcuni dettagli.
Rapporti israeliani e occidentali rivelano che la presenza di Gabay in questo contesto è inscindibile da una rete di relazioni interconnesse tra denaro e politica negli affari regionali. Il suo nome viene menzionato accanto a figure come Jared Kushner, Tony Blair e Steve Witkopf, nell’ottica di una percezione che economia e investimenti potrebbero diventare “strumenti di gestione” nel dopoguerra. In questa logica, l’imprenditore si trasforma da potenziale finanziatore in un “attore politico diretto” coinvolto nella definizione dei termini della ricostruzione, della governance e degli accordi economici e di sicurezza.
In questo senso, Yakir Gabay rappresenta un chiaro esempio dell’ascesa delle “élite economiche transnazionali” al centro dei progetti post-conflitto: ricchezza unita alla capacità di mobilitare investimenti, esperienza nei mercati europei e reti di relazioni che si estendono dai capitali finanziari ai corridoi del potere politico. La sua nomina a un consiglio legato a Gaza non è presentata come un mero dettaglio amministrativo, ma piuttosto come l’indicazione di una tendenza volta a plasmare l’economia “post-conflitto” secondo un approccio orientato al business, con tutte le opportunità di influenza, i rischi e gli scontri con le realtà politiche e nazionali sul campo che ciò comporta.
di Redazione



