Vertice ministri Interni e Giustizia a Bruxelles. Obiettivo: più controlli e meno libertà

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di Adelaide Conti

A Bruxelles, venerdì 20 novembre, si è tenuto un vertice straordinario dei ministri degli Interni e della Giustizia dell’Unione europea. Un vertice reso necessario dopo i tragici fatti di Parigi. Sul tavolo l’urgenza di rendere più sicuri i Paesi europei. La lunga notte di Parigi ci consegna una Francia, e con essa un’Europa costrette ad affrontare scenari imprevedibili. Il rischio imminente di possibili altri attacchi è molto alto. Lo stesso Rob Wainright, direttore dell’Europol (Ufficio di Polizia Europeo) avverte: “E’ ragionevole supporre che altri attentati siano probabili, abbiamo a che fare con un’organizzazione terroristica determinata, seria, con ampie risorse e attiva nelle nostre città”.

Bisogna fare bene e in fretta. Ed ecco le prime mosse dei ministri dei 28 Paesi dell’Ue. Scelte che rispondono alla necessità di rendere le nostre città più sicure, ma che inevitabilmente limiteranno la libertà di movimento di ogni cittadino europeo e non solo. Cerchiamo di capire cosa cambierà da adesso in poi. Le prime decisioni prevedono un rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne e la schedatura dal 2016 per i passeggeri dei voli anche intracomunitari. Il via libera del registro dei passeggeri europei, ovvero il Pnr (Passenger Name Record) obbligherà le compagnie aeree a comunicare i nomi dei passeggeri di tutti i voli in partenza e in arrivo degli aeroporti europei ai servizi di polizia e di intelligence.

Il provvedimento, come è facile immaginare, solleverà notevoli problemi sul piano della tutela della privacy nonché della gestione dei dati sensibili. Ma tant’è. Perderemo un po’ della nostra libertà per essere più sicuri. Almeno questo è l’intento. Soluzioni drastiche per cercare di rendere gli Stati meno vulnerabili. La Francia non perde tempo e predispone una serie di provvedimenti atti a controllare meglio il proprio territorio e le persone che ci vivono. “Lo stato d’urgenza” consente, infatti, alle autorità di vietare all’istante la libertà di circolazione, limitare il soggiorno, vietare manifestazioni e autorizzare perquisizioni in tempi più rapidi e con più facilità. Nasce il coordinamento tra servizi segreti che servirà a integrare e coordinare l’intelligence. Nessuno potrà agire indisturbatamente com’è successo fino ad ora.

Difficile pensare di poter trasformare grandi metropoli in vere e proprie fortezze, ma gli forzi dei governi di tutta Europa vanno in questa direzione. Da adesso in poi si gioca in difesa. Per il ministro dell’Interno francese Cazeneuve non si può più temporeggiare: “Il nostro Paese è stato colpito. Occorre smettere con i ritardi, con le promesse infinite e con le lentezze, altrimenti l’Europa perderà”. Cambia il volto dell’Europa e con esso anche le abitudini dei suoi cittadini. Se un notevole passo avanti si era compiuto con il trattato di Schengen, che aveva regalato la libertà di circolazione a tutti, oggi si ha la sensazione di tornare indietro in un tempo buoi e inquieto. Difficile immaginare quando tutto questo finirà. Difficile immaginare quale volto potrebbero assumere le nostre città in futuro.

Più facile immaginare gli effetti che gli ultimi attentati produrranno in ognuno di noi. Vacillano le certezze e la sicurezza che sembravano avere solide radici nel nostro più recente percorso di civiltà. In uno scenario che cambia continuamente è impossibile restare indifferenti e non avvertire paura. Drammatico lo scenario destabilizzante che si profila e che innesca un meccanismo di angoscia e paura tra la gente. Angoscia e paura che difficilmente qualsivoglia provvedimento riuscirà a arginare.

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