
La sceneggiata mandata in onda ad inizio anno in Venezuela, svela i suoi retroscena. Non vi era niente di nobile, semmai esistesse un golpe che sia tale nell’aver prelevato Maduro nel silenzio del mondo occidentale. Trump voleva mettere le mani sull’oro nero; adesso, a distanza di mesi, il bottino risulta noto.
Il petrolio come ragion d’essere
Axios parla di un “big deal”, un accordo colossale con il governo venezuelano guidato da Delcy Rodriguez; lo stesso Trump conferma la notizia: “Gli Stati Uniti controlleranno oltre 65 miliardi di barili presenti nelle riserve venezuelane, in quello che rappresenta il più grande accordo petrolifero nella storia del mondo, per di più, a costo zero per il contribuente americano”.
Un’alleanza conclusa dal segretario di Stato Marco Rubio e dal segretario alla Guerra Pete Hegseth, in stretta collaborazione con la “stimatissima” presidente ad interim del Venezuela. L’intesa raddoppia le riserve petrolifere americane, aumenta la fornitura di petrolio e ridurrà il costo del carburante contribuendo ad indirizzare il Venezuela verso un enorme successo e una grande prosperità.
Anche Rubio parla di una grande vittoria, sia per il popolo americano che per quello venezuelano, spiegando che l’accordo attrarrà quasi cento miliardi di dollari di investimenti privati, sosterrà posti di lavoro ben retribuiti e darà impulso alla ricostruzione dell’economia del Venezuela.
“Esulta” anche il Venezuela
Tutti contenti anche a Caracas, nella speranza, vana, che il popolo chavista non comprenda appieno di quale sovranità si tratti. Anche Delcy Rodriguez ha confermato lo storico accordo celebrando “l’impatto significativo sulla rinascita della nazione”, esprimendo “profonda gratitudine” nei confronti di Trump e Rubio. La presidente ha raccontato di uno sviluppo che prevede 17 campi strategici e un investimento di cento miliardi e più di 209 miliardi di entrate fiscali per lo Stato. Dietro la facciata festante, però, vi sono anche i dubbi, dato che sui dettagli dell’accordo si conosce ancora poco.
Fuori dall’Opec?
Sempre Axios riferisce che il governo Venezuelano stia paventando la possibilità del ritiro dall’Opec di cui il Venezuela è uno del fondatori. Questo sarebbe un nuovo colpo al già mal messo blocco dei produttori di greggio dopo l’abbandono degli Emirati Arabi lo scorso aprile.
Dall’altra parte consentirebbe al Venezuela di avere le mani più libere per gestire, sotto il controllo americano, la sua capacità produttiva.
di Sebastiano Lo Monaco



