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Venezuela: Stati Uniti e la nuova era coloniale

La minaccia era nell’aria da settimane, Donald Trump ha atteso i primi giorni del 2026 per lanciare l’attacco contro il Venezuela per “liberarlo dai narcotrafficanti”, questa la motivazione ufficiale. Maduro e la moglie sono stati arrestati e trasferiti negli Usa dove verranno ufficialmente incriminati nello Stato di New York. Il raid Usa ha causato oltre 80 vittime tra civili e militari, mentre il governo venezuelano ha dichiarato lo stato di emergenza.

Venezuela: petrolio e allineamento

Negli ultimi 25 anni gli Stati Uniti hanno attaccato Iraq, Libia, Iran e Venezuela: ossia la prima, la quarta, la quinta e la nona nazione al mondo con i maggiori possedimenti petroliferi. Qualche giorno fa, i missili a stelle e strisce, sono caduti sulla Nigeria con la motivazione di “difendere i cristiani”. La realtà? La Nigeria e la decima nazione al mondo per possedimenti petroliferi.

Gli Stati Uniti hanno nel Sud America il loro cortile di casa, basta vedere quanti sono state le azioni di forza e i golpe manovrati dalla Cia. E poi c’è sempre la “Dottrina Monroecome stella polare. Quello che salta maggiormente all’occhio è che sia l’Iran che il Venezuela sono nazioni “non allineate”, che hanno sempre osteggiato le “lusinghe” degli Stati Uniti. Non solo, sono ampiamente schierati in difesa della Palestina e questo, per la politica del mondo occidentale è inaccettabile. Nota a margine: anche al largo della Palestina vi sono importanti giacimenti di petrolio.

Le reazioni

A parte Iran e Russia che hanno condannato l’attacco, il resto del mondo applaude all’intervento americano, in barba alla tiritera dell’“aggressore e dell’aggredito” che fa tanto comodo quando si parla di Ucraina che viene ampiamente riempita di soldi europei e di armi americane. La narrazione del mondo occidentale è sempre stata quella della doppia morale, che non accetta l’altro come diverso da sé, il tutto ammantato da quella “Democrazia” da esportare ovunque anche contro i desiderata delle popolazioni che se la vedono cadere sui tetti delle proprie case.

Forse aveva ragione il presidente Frank Underwood, interpretato magistralmente da Kevin Spacey, quando dinnanzi alla commissione d’inchiesta affermò: “Benvenuti alla morte dell’età della ragione”. Mai come adesso quella finzione è sovrapponibile alla realtà.

di Sebastiano Lo Monaco

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