Venezuela, mai più schiavi degli Usa. Intervista a Ennio Di Marcantonio

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Russia, Cina e Venezuela hanno intensificato la loro alleanza in materia militare, economica e finanziaria, prima con l’accettazione della nuova petro moneta venezuelana, poi con le esercitazioni congiunte delle loro rispettive aeronautiche. Persino i cinesi hanno pubblicamente dichiarato il sostegno al Venezuela ed il rispetto delle scelte concernenti l’elezione dei suoi rappresentanti. Seguono, tuttavia, considerevoli tensioni a livello internazionale e continue interferenze da parte dei Paesi alleati degli Stati Uniti, sia per le immense ricchezze di cui le sue miniere sono portatrici che per i tentativi, di lungo periodo, di staccarsi dal mercato petrolifero e di avanzare proposte nel campo energetico. Petrolio, acqua, oro e coltan sono i mercati bramati dall’Occidente che, servendosi di un embargo, tenta di sottomettere il Venezuela e di polverizzarne l’economia.

Venezuela
Giornalista italo-venezuelano Ennio Di Marcantonio

Nelle prime ore del mattino del 21 gennaio, inoltre, alcuni soldati della Guardia Nazionale, da tempo sotto osservazione dell’intelligence venezuelana, hanno diffuso un video su tweeter ove inneggiavano alla sollevazione contro Maduro, occupando una base militare nell’area di Cotiza, a circa un km dal palazzo presidenziale di Miraflores. Una ventina in totale sono stati i partecipanti alla sommossa, stroncata prontamente dalla polizia venezuelana che ha tratto in arresto i soldati, ai quali erano stati promessi, stando alle loro confessioni, ”ville e castelli”. Abbiamo, per permettere una messa a fuoco degli eventi, intervistato Ennio Di Marcantonio, giornalista italo-venezuelano di origini abruzzesi che vive e lavora a Caracas.

 Si è parlato di golpe e di emergenza. Qual è l’attuale situazione in Venezuela?

Il colpo di Stato è uno scenario di invasione dove si utilizzano forze non convenzionali para militari, in tal caso, per quanto riguarda il Venezuela, nella frontiera con la Colombia. Tale scenario potrebbe nascere da una provocazione internazionale, esattamente come nel caso dello scorso dicembre delle navi della compagnia petrolifera Exxon, entrate nel nostro mare con l’intento di provocare. La possibilità di un colpo di stato è una eventualità, ma non c’è, soprattutto nei riguardi dell’opposizione venezuelana, possibilità che possa avvenire. Ciò per due motivi: il primo, perché i colpi di Stato non si annunciano. Si annullerebbe. Il secondo, l’opposizione venezuelana non rappresenta gli interessi dei cittadini.

L’opposizione ha perso il controllo della piccola parte di Paese che rappresentava, e ci sono addirittura partiti che vogliono “dialogare” poiché consapevoli di essere prossimi alla sconfitta. La prima causa dell’allontanamento delle persone dall’opposizione è che i cittadini venezuelani non credono più in loro. I leader di questi partiti, che tra l’altro sono fuggiti dal Venezuela in modo vigliacco, sono gruppi di estrema destra che vivono con dollari americani, molti dei quali provenienti dai finanziamenti di Trump.

E per l’emergenza?

Joseph Stiglitz diceva che l’economia è più un fatto psicologico che reale. Se dici che i prezzi salgono, che devi comprare subito, la gente entra in disperazione e compra. Ciò può valere anche per un Paese, dove sia i prezzi del settore pubblico che del settore privato possono agire di conseguenza proprio come consumatori spaventati. Può verificarsi una situazione del genere in Venezuela in qualunque momento, certo, ma il Governo e Maduro riescono e sono riusciti a contrastare il tutto e a non andare in default. Come si spiega questa reazione? Che la guerra in corso è più psicologica che reale. Il nuovo programma economico e politico aggiornato di governo mira a finanziare la nuova economia venezuelana, non solamente i Brics, per riprendere con nuove mani l’economia. E questo è ciò che abbiamo intenzione di realizzare.

Già in questo momento siamo riusciti a risolvere il principale problema di governo: non perdere il potere ed impedire all’opposizione, qualunque essa sia, interna o esterna, di frenare lo sviluppo economico del Paese. La nuova strada del programma di governo è compiere la più grande meta di sviluppo del Venezuela, ovvero rompere il modello dipendente dal petrolio, un modello coloniale fatto apposto per impedire lo sviluppo del nostro Paese. L’unica cosa che dobbiamo avere chiaro è che dobbiamo convertire il tempo nel nostro alleato, perché adesso è solo una questione di tempo. Per fare un esempio, le condizioni climatiche possono arrestare lo sviluppo dei Brincs, lo stesso vale per le minacce degli Stati Uniti. Quindi, più tempo si impiega nello sviluppare il nuovo programma, che è cominciato il 20 agosto 2018, più si ridurranno le possibilità di minacce contro il Venezuela e, naturalmente, non vi sarà bisogno dello stato di emergenza.

Maduro e Putin hanno attivato la loro aeronautica in un’esercitazione militare. Maduro teme un’invasione della Nato? E’ reale questa eventualità?

Più che temere un’invasione militare, più degli Stati Uniti che della Nato, prima che sia reale questa eventualità, dobbiamo comunque prevenire uno scenario del genere. Come nazione indipendente e sovrana dobbiamo difendere la nostra sovranità, come fanno tutti i Paesi del mondo proteggendo le proprie frontiere. L’esercitazione congiunta tra Russia e Venezuela è servita come un’importantissima dissuasione nei confronti delle forze armate filo statunitensi, che si trovano ai confini del nostro Paese. La possibilità che si realizzi uno scenario di guerra reale c’è. E per tali ragioni dobbiamo rafforzare il controllo dell’economia, delle risorse, delle nostre terre e non lasciarci distrarre. Distrarci è il fine degli Usa che vogliono conquistare il Venezuela in tre tappe.

La prima è attraverso la conquista dei terreni agricoli. Gli Usa vogliono la terra, la nostra terra, che è tantissima, così ricca che potrebbe dar da mangiare al mondo intero, piena di bio diversità. Se lasci i contadini abbandonati alla loro sfortuna, senza che possano migliorare la propria terra, chi ci guadagna sono i grandi proprietari terrieri, e i contadini vivono, di riflesso, male. Ciò provoca la migrazione verso i centri abitati, il sovrappopolamento nelle grandi città, la costruzione di baraccopoli, l’incremento della delinquenza e di condizioni di vita davvero pessime. L’unico modo di riuscire a sopravvivere diventa soddisfare le richieste del grande signore terriero. Monsanto, per esempio, una volta privati i contadini dei loro diritti può venire a seminare tutto quello che gli pare con cibo geneticamente modificato, senza dover ammazzare nessuno, perché la terra abbandonata la può coltivare chiunque.

La seconda più importante ricchezza del Venezuela è la nostra ottava stella, quella della nostra bandiera. La nostra bandiera originariamente aveva 7 stelle, e non 8, e rappresenta il Sud del Venezuela. Il Sud è uno dei posti più ricchi al mondo, non soltanto c’è l’oro, il ferro, il coltan, che serve per la tecnologia, ma anche l’acqua, la biodiversità e, ovviamente, il turismo. Le grandissime miniere venezuelane sono al sud ed è per questo che il loro sfruttamento è così importante per il capitalismo mondiale. E, nonostante ci abiti solo lo 0,2 per cento della popolazione, ciò non è dovuto alla presenza delle foreste, ma al fatto che la maggior parte della popolazione è al nord. Queste ricchezze sono lì abbandonate, senza sviluppo, perché le corporazioni nemmeno vogliono che sia riconosciuto come spazio venezuelano questo ricchissimo territorio. Questa è la grande tattica, il piano che hanno le potenze mondiale contro il Venezuela.

Il terzo punto riguarda anch’esso una risorsa, ed è il turismo che tuttavia ancora non si è sviluppato a livello di ”industria del turismo”. Un tempo si era solito riferirsi al nostro Paese con l’espressione: ”Venezuela, el secreto mejor guardado del Caribe” (Venezuela, il segreto meglio nascosto dei Caraibi). Perché bisognava ”nascondere” tale segreto? Perché le industrie transnazionali, se si fossero insediate nel nostro territorio, avrebbero preso le nostre risorse e sviluppato le loro ditte. E’ a questo che si riferisce il detto ed è per questo che il turismo era un ”segreto” da ”nascondere”. Se vuoi che la gente venga in Italia, venga a Roma per vedere il Colosseo, per vedere le bellezze naturali, i boschi in Abruzzo, devi fare pubblicità del tuo Paese. Noi venezuelani, al contrario di quanto dicono i media filo occidentali, non siamo deficienti o incompetenti. In passato, facevamo involontariamente il gioco degli Stati Uniti perché quei venezuelani asserviti al potere non volevano lo sviluppo della propria nazione, proprio perché una volta impiegate le immense risorse per il turismo non saremmo più dipesi da nessuno. Da noi era vietato svilupparsi e difendersi. Tutto qui. Adesso, in questo momento storico e politico, una politica difensiva, senza distrazioni, che miri a sviluppare questo nuovo modello economico, fondato anche sul Petro, e grazie anche all’appoggio dei russi e dei cinesi, aiuterà a sviluppare la scienza e la protezione militare. E’ solo grazie alla possibilità di sviluppare le nostre forze armate che permetteremo lo sviluppo della Nazione.

Quali sono i primi segnali economici dell’adozione della nuova petro-moneta venezuelana?

I primi segnali economici dell’adozione della nuova moneta, il petro, nel campo internazionale, sono i seguenti: il primo è che il petro è valutato 60 dollari fissi, senza oscillazioni, perché gli americani hanno bloccato la sua crescita e le possibili variazioni. Nelle altre monete internazionali il petro ha una valore maggiore e variabile, come si può anche vedere su internet, in valute come il rublo, lo yuang, la lira turca, la rubia dell’India. Tutte le monete internazionali stanno commerciando con il petro e ciò può dare un’idea della fiducia che c’è nella nuova moneta, che non dipende esclusivamente dal petrolio. Se il petrolio cala come cinque settimane fa, o sale, non importa perché il petro ha valore come moneta e non dipende dal petrolio.

VenezuelaNel campo interno venezuelano, cosa sta accadendo invece tra il petro e l’oro?

Il governo, puntando sull’oro e il petro, sta insegnando alla gente a risparmiare. Il Venezuela era un Paese ingenuo, in termini d’economia. L’economia ha come obiettivo lo spreco, l’utilizzo, il pagamento e l’acquisto. Sprecare comunque è la parola più adatta in questa circostanza, perché quando si sprecano i soldi, si sprecano le ore, i mesi e i giorni di lavoro. Storicamente, il Venezuela è un Paese inflazionato, e ciò è stato sempre un fatto negativo. Il popolo Venezuelano era un popolo suscettibile nello sprecare i propri soldi, senza valutare quanto si guadagnava per il proprio lavoro. Quindi, il nuovo sistema, detto semplicemente, è che chi risparmia vince e chi spreca perde. Compri tutto quello che devi comprare e poi, quello che avanza, lo risparmi. In qualsiasi Paese si risparmia, così, al rovescio. Come risparmiare dunque nel modo ”normale”? In Venezuela accade il contrario, prima risparmi e poi spendi. Ovviamente, non risparmierai tutto lo stipendio, ma puoi, comprando il petro, iniziare a risparmiare qualcosa. Non puoi comprare grandi somme di petro, puoi comprare gli ”spiccioli”, ma la gente lo sta già facendo, comprando il petro e l’oro, abbandonando i dollari, che possiedono un valore artificiale, falso. Ciò porterà anche a cercare alternative.

Cosa provocherà questo nuovo atteggiamento nel lungo periodo?

L’inizio di una economia dove vi sarà una coscienza economica e dove le persone potranno anche rendersi conto del valore di ciò che acquistano e con quale moneta, esigendo anche un servizio decente ed un’attenzione decente come acquirente. Ciò non esisteva, ora esiste e la gente inizierà a migliorare le relazioni tra produttore e consumatore. Cosa più importante è che le persone potranno anche produrre e comperare all’estero quello di cui hanno bisogno, sviluppando poco a poco la propria piccola imprenditoria, aumentando la copertura dell’offerta di prodotti, soddisfacendo la domanda e, a seguire, abbassando l’inflazione. Di fatto anche le oligarchie alleatesi contro il Venezuela verranno sconfitte grazie a questa moneta digitale, potendo il Governo controllare ogni operazione ed i relativi acquisti. Con questo nuovo sistema finanziario, potremmo iniziare a cambiare la situazione e le sorti dell’intero sud America.

Com’è il rapporto politico internazionale con i restanti paesi dell’America latina?

Posso farti un esempio concreto riferendomi all’Organizzazione degli Stati Americani. Per incriminare il Venezuela, c’era bisogno di 23 Paesi per la cosiddetta ”Carta democratica contro il Venezuela” (o letteralmente lettera). Usando questa ”lettera democratica”, praticamente un meccanismo di pressione internazionale, si poteva fermare il Venezuela e procedere addirittura ad un cambio di governo. Nonostante la pressione degli Usa, non sono riusciti ad avere i 23 voti necessari per avanzare la proposta. Il numero massimo raggiunto è stato 20. Per risposta, il Venezuela ha deciso di ritirarsi all’Oea (Osa in italiano), come ha fatto Cuba (che è stata cacciata) con un iter burocratico che durerà due anni. Questo per spiegare che l’America Latina non è soltanto la Colombia, il Brasile, il Perù, il Cile, l’Argentina o il Paraguay. L’America Latina sono più di 30 Paesi, e noi abbiamo la forza per evitare, abbiamo i rapporti adeguati, per lottare contro questi governi che stanno facendo di tutto per impedire che i popoli di questi Paesi, peruviani, argentini, colombiani, possano vedere nel Venezuela un sistema nuovo, che non sia il classico sistema coloniale. Anzi, posso dire che sono stati più di 90 i Paesi che son venuti qui in occasione del giuramento del presidente Nicolas Maduro. Questo può dare un’idea di quanti Paesi stiano con il Venezuela. Solamente i Paesi schiavi degli Stati Uniti non hanno la forza di fermare questo cambiamento che adesso ha la possibilità di rompere questo blocco che ci hanno imposto gli Stati Uniti e l’Unione Europea. E, soprattutto, cambiando il modello economico, faremo del Venezuela un Paese non soltanto uguale e giusto, non soltanto un Paese che abbia un controllo politico e militare che possa garantire stabilità, ma un Paese che abbia il controllo dell’economia per svilupparla e renderla produttiva, senza inflazione e in crescita costante, alternativa anche al solo modello petrolifero. Un’economia moderna che sarà il desiderio di tutti i popoli del mondo: un’economia di uguaglianza e giustizia sociale, ma anche un’economia che possa darci tutta la prosperità di cui abbiamo bisogno, grazie ad un modello nuovo e moderno di questo Paese.

di Chris Barlati

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