Usa: il Congresso nega a Obama i poteri speciali per concludere gli accordi di libero scambio internazionali

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di Salvo Ardizzone

L’”anatra zoppa” è stata umiliata: il Congresso ha negato a Obama i poteri speciali per concludere gli accordi di libero scambio internazionali; questa sconfitta bruciante congela di fatto (e probabilmente archivia definitivamente) sia il Ttip che il Tpp, bloccando una parte essenziale del programma del Presidente, il “Free Trade”, con cui contava da un canto di legare l’Europa all’economia Usa (con il Ttip) e dall’altro di contenere la Cina con una cintura di Stati che orbitassero nell’area statunitense, adottandone regole e standard. I poteri speciali per stipulare ed implementare quei trattati, il “Fast Trak”, sarebbero durati sei anni; un regalo che il prossimo Presidente non potrà avere.

Il 23 maggio Obama era riuscito a far passare il provvedimento al Senato, ma l’opposizione al “Free Trade” con l’Asia era divenuta troppo forte, saldando i malumori dei sindacati e della sinistra liberal democratica con i populisti repubblicani. La classe media americana ha pagato e continua a pagare a caro prezzo una crisi che ne ha falcidiato i redditi e l’ha spesso costretta a lavori dequalificanti: aprire alle produzioni asiatiche avrebbe fatto gli interessi dei colossi Usa che producono merci ad alto valore aggiunto, ma avrebbe finito di distruggere le piccole e medie aziende americane risparmiate dalla crisi, e provocato una nuova ondata di disoccupazione fra le classi medio-basse.

Inoltre, erano molte le lobby che s’opponevano alle indispensabili mediazioni in tema di qualità dei prodotti, soprattutto alimentari, che sarebbero necessariamente scaturite dalle trattative con l’Europa.

Sbagliando clamorosamente i calcoli, la Casa Bianca ha pensato di far passare i poteri speciali per gli accordi grazie ai voti repubblicani (da sempre accesi sostenitori del liberismo) ed i sussidi ai lavoratori penalizzati dai trattati con i voti dei democratici. Obama ha ottenuto invece il capolavoro di unire tutto il Congresso nell’opposizione al provvedimento, che è stato bocciato con uno schiacciante 302 a 126.

A parte l’umiliante sconfitta personale di un Presidente che s’è speso personalmente con i membri del Congresso, è tutto il progetto del “Pivot to Asia”, la strategia di contenimento della Cina, che, già traballante, subisce un colpo con tutta probabilità definitivo, togliendo dal tavolo quegli accordi commerciali (e politici) vincolanti del Tpp che nei programmi di Obama avrebbero dovuto arginare il dilagare dell’influenza cinese.

Anche in Europa il venir meno del Ttip elimina uno strumento essenziale per la strategia di controllo ed espansione Usa, lasciando in mano a Washington i tradizionali strumenti di proiezione militare, tramite la Nato, e finanziari, tramite Fmi, Banca Mondiale, agenzie di rating e grande finanza; ma frana il progetto di porre le mani sui mercati e sul tessuto produttivo europeo. Ma c’è di più: il venir meno del Ttip mantiene possibile, almeno in prospettiva, il riallacciarsi di rapporti e cooperazione fra Europa e Russia che quel trattato avrebbe reso impossibile.

È paradossale che sia stato proprio il Congresso Usa ad affossarlo e non i governanti europei (con Renzi in testa ad applaudire per il Ttip), come sempre succubi di chi alloggia alla Casa Bianca.

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