Europa

Unione Europea, le sconfitte non bastano a cambiare

L’Unione Europea è quella squadra che gioca contro sé stessa con l’obiettivo di perdere ogni partita.
Razionalmente è difficile trovare una spiegazione, eppure è la realtà.

Unione Europea: squadra che perde non si cambia

Ci si mette anche la stampa a peggiorare la situazione: un attacco alla locomotiva di un treno che trasportava armi per Kiev, a ridosso del confine polacco, è stato dipinto come un attacco alla Nato. Il presunto drone russo che avrebbe cercato di abbattere l’aereo del presidente ucraino Zelensky è caduto a 160 chilometri di distanza, come confermato dalla stessa Kiev. Ogni drone che cade in Moldavia, Romania o Polonia viene presentato come una “provocazione russa”.

Sembra di rileggere le profetiche pagine di “1984“, il capolavoro di George Orwell, gli elementi summenzionati sembrano confermare una tendenza che si oppone ad ogni forma di distensione, ad ogni forma di dialogo con Mosca. Si capisce bene anche dalle dichiarazioni dei vari ministri della Difesa e degli Esteri, come quelle del polacco Sikorski: “La Russia sta intensificando l’escalation e noi dobbiamo difenderci”. Eppure, è evidente che se Mosca avesse voluto scatenare vere provocazioni avrebbe utilizzato modalità e strumenti bellici ben più espliciti ed efficaci. La narrazione della UE mira, soprattutto, a convincere l’opinione pubblica che la minaccia russa va presa sul serio e che solo “loro” possono gestirla e controllarla.

Ursula von der Leyen in preda a se stessa

Le ultime dichiarazioni della presidente della Commissione Europea rasentano la psicopatologia.
Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione al Parlamento Europeo a Strasburgo afferma che: “Sta emergendo un’Europa forte e indipendente che sta consolidando la propria prosperità e che si sta liberando della sua tossica dipendenza dai combustibili fossili russi”. Frasi che si infrangono sugli scogli della realtà. Più forte? Più indipendente? Dove? Quando?

di Sebastiano Lo Monaco

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