Europa

Ungheria: l’orgoglio di una tradizione contadina, minacciata dalla scure della finanza internazionale

di Federico Cenci

Negli ultimi tempi l’Ungheria è stata oggetto delle preoccupazioni della comunità internazionale. Le politiche protezionistiche del governo di Viktor Orbán, del resto, sono apparse una sfida lanciata all’economia globale, alquanto antitetiche ai principi liberisti dell’Unione europea. La volontà dichiarata del presidente ungherese di rompere con la subordinazione dei suoi predecessori ai mercati finanziari e ripristinare la sovranità nazionale gli è valsa l’ostracismo di Bruxelles. E pensare che Orbán, oggi evocato come l’artefice di una recrudescenza dittatoriale sull’Europa, un tempo neanche troppo lontano godeva di una certa fiducia internazionale, tanto da essere investito della carica di vice-presidente del Partito popolare europeo. Correva l’anno 2009.

Il capitalismo “gulash”
Oggi, da quell’attestato di stima rivoltogli dal Congresso del Ppe sembra esser passata una vita. Il punto di rottura è rappresentato dall’inizio dell’ambizioso progetto di Orbán di dar vita a un capitalismo ungherese, caratterizzato dall’esclusiva presenza di capitali nazionali. Per attuarlo, lo Stato è dovuto scendere in campo con degli investimenti al fine di creare istituzioni finanziarie con il compito di avvantaggiare gli investitori locali nelle gare di appalto, facendo leva su una regolamentazione fiscale favorevole in tal senso e spingendo nelle braccia delle banche ungheresi la massa di chi cerca dei capitali. La Pszáf (l’Autorità di sorveglianza del settore finanziario) esercita un’efficace collaborazione con lo Stato, infliggendo in modo molto disinvolto pesanti sanzioni alle multinazionali accusate di produrre utili entro i confini ungheresi per poi investirli altrove.

Il governo e la legge sulla compravendita di terreni agricoli.
L’ultimo provvedimento teso a incentivare l’investimento locale a discapito dei potentati economici d’oltreconfine, è il disegno di legge (di cui il Faro sul Mondo si è già occupato www.ilfarosulmondo.it/wp/?p=6054) che scoraggia gli stranieri dall’acquisto di terreni agricoli in Ungheria. Il governo di Orbán ha sfidato a fronte alta l’ennesimo assalto mediatico occidentale difendendo pervicacemente questo provvedimento. Kinga Szerdahelyi, responsabile dell’ufficio stampa del ministero dello Sviluppo Rurale ungherese, ha parlato alla rivista Economia.hu. L’esponente del governo ha anzitutto spiegato che la seguente legge non si discosta nei termini da quanto già previsto da una moratoria europea, con scadenza nel 2014, sulla compravendita dei terreni.La nuova legislazione – ha detto Szerdahelyi -, se sarà approvata, non implicherà nessun cambiamento sostanziale per le persone fisiche residenti nell’Unione europea, che potranno acquistare i terreni agricoli alla stregua dei cittadini ungheresi a patto che risultino conformi alla definizione di agricoltori inclusa nel disegno di legge e agli altri requisiti legali”. Il più importante requisito cui fa riferimento è “la residenza sul posto: il luogo di residenza del cittadino Ue che desidera acquistare un terreno agricolo in Ungheria deve essere stato per almeno tre anni entro un massimo di 20 km dalla terra in questione”. Szerdahelyi non fa poi mistero dello scopo della legge, che è quello di “assicurare che solo le persone fisiche ungheresi e gli agricoltori acquistino i terreni coltivabili”. “L’obiettivo della legislazione – prosegue con orgoglio il responsabile dell’ufficio stampa – è dare la possibilità ai contadini magiari di acquistare terreni e allontanare gli speculatori, stranieri e locali, dal mercato della terra”.

Un governo amato dal popolo e saldo al potere.
Il protezionismo del governo ungherese, la difesa della terra – che oggi con l’agricoltura arriva ad incidere fino al 13% sul Pil nazionale – sono temi cari al popolo ungherese, profondamente legato alle tradizioni contadine. Appare perciò velleitario il tentativo dell’Unione europea di scardinare il consenso di cui in patria continua a godere Orbán, che è tale da avergli garantito alle ultime elezioni una maggioranza assoluta; un elemento di forte stabilità politica e indiscutibile sul piano democratico. La candidatura a leader dell’opposizione di Gordon Bajnai, ex primo ministro tecnico tra il 2009 e il 2010, uomo gradito alla finanza internazionale e incensato dalla stampa occidentale (1), non turba i pensieri di un sempre più determinato e nazionalista Viktor Orbán.

 

(1) http://www.repubblica.it/esteri/2012/10/23/news/proteste_ungheria-45175340/

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