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Ucraina, il fianco orientale della Nato

Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha definito il trasferimento di due motovedette dismesse americane a Kiev come conferma di “quanto sia importante l’Ucraina per il futuro di tutto il mondo libero”, nonché un gesto di sostegno per il Paese in qualità di scudo orientale della Nato.

Ucraina-NatoUcraina, come si distorce deliberatamente la realtà da parte dei media di comunicazione, un modello chiaramente visibile nelle potenze occidentali e nei loro alleati, attraverso il potere di monopolio che possiedono in termini di radio, televisione, agenzie di stampa, mezzi di informazione, media grafici e quelli che costituiscono le società che dominano i cosiddetti social network. Ad esempio, secondo uno studio del Media Pluralism Monitor, due terzi degli Stati europei hanno l’80% della proprietà dei media concentrata in meno di quattro gruppi.                                               

Ucraina e la rinascita dell’isteria anti-moscovita

Finito il tempo in cui la Russia in disfacimento di Boris Eltsin (1991-2000) godeva del favore del  “mondo libero”. Sottoposta alla “terapia d’urto” liberale, si era collocata nell’orbita occidentale. La speranza di vita della popolazione si era abbassata di dieci anni, ma questo dettaglio poco importava. La Russia entrava a far parte del mondo meraviglioso dell’economia di mercato e della democrazia occidentale. Il suo gruppo dirigente riceveva i dividendi di una resa che le aveva meritato l’adozione da parte dell’Occidente. Sfortunatamente per quest’ultimo, questa luna di miele terminò all’inizio degli anni 2000. La Russia rialza la testa e con Vladimir Putin recupera la sua sovranità e difende i suoi interessi nazionali. Torcendo il collo agli “oligarchi”, ha ripreso il controllo dei settori-chiave della sua economia – soprattutto nel campo energetico – oggetto dell’avido interesse dei pescecani della finanza globalizzata.

La Russia rinsavita ha suscitato un insolito astio da parte di Washington, aggravato dal successo russo in Siria, e come ai tempi della guerra fredda si è cominciato ad accusare Mosca di tutti i mali, un’interminabile litania ha invaso i media del “mondo libero”. Dall’Ucraina all’affaire Skripal, dalla Siria al Russiagate, l’attualità ci offre una razione quotidiana di quel che si può ben chiamare la nuova “guerra fredda”. Come ai bei vecchi tempi, il mondo si divide ancora tra buoni e cattivi, e siamo sommersi da una impressionante valanga di propaganda, manipolazione e disinformazione.

Se nel 1947 gli Usa volevano “contenere” il comunismo stringendo intorno all’Urss una rete di alleanze militari sedicenti difensive (Nato, Otase, Patto di Bagdad), dagli anni ’90 l’Urss non esiste più, però la politica statunitense è sempre la stessa e l’Alleanza atlantica sopravvive alla minaccia che avrebbe dovuto scongiurare. Peggio, Washington allarga unilateralmente la Nato fino alle frontiere della Russia, violando l’impegno preso con Gorbaciov che accettò la riunificazione della Germania in cambio della promessa che l’alleanza atlantica non sarebbe stata estesa alla ex area sovietica. Da qui corsa agli armamenti, crescente numero di manovre militari congiunte alle frontiere occidentali della Federazione Russa.

Dopo la corsa agli armamenti, il secondo fronte aperto dagli Usa e dai suoi vassalli contro Mosca è stato la destabilizzazione dei Paesi confinanti, fomentando nel febbraio 2014 un colpo di Stato in Ucraina, che ha portato al potere una cricca di ultra-nazionalisti. Questi hanno umiliato la popolazione russofona delle regioni orientali, spingendo i patrioti del Donbass alla resistenza e alla secessione, ma nessun carro armato russo è entrato in territorio ucraino, laddove il solo esercito che ammazza degli ucraini è quello di Kiev, portato sul palmo di mano dalle potenze occidentali. In questo spazio di confine è chiaro che è l’Occidente a sfidare oltraggiosamente la Russia alle sue frontiere non l’inverso.

Al posto di implementare gli accordi di Minsk e dialogare con le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, la leadership ucraina si consola con l’illusione di inviare forze di occupazione nel Donbass con il sostegno dei Paesi occidentali e di essere il fianco orientale della Nato, mentre la Monsanto sta portando la sua produzione cancerogena nel suo Paese, nella regione di Zhytomyr. Questa è “la svolta degli investimenti”, di cui parla con enfasi Poroshenko dal suo account Twitter.

di Cristina Amoroso

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