Cronaca

Tragedie senza fine sul Canale di Sicilia

di Adelaide Conti

Ancora altri morti, ancora e ancora. Sorge il dubbio che questo avverbio tormenterà le coscienze di molti di noi a lungo. Altri quaranta profughi morti per asfissia trovati all’interno della stiva di un peschereccio a 21 miglia dalle coste libiche. L’imbarcazione in tutto trasportava circa 400 persone. La nave Cigala Fulgosi della Marina militare ne ha tratti in salvo 319. Ancora un’ecatombe.

E ancora la politica arranca, tentenna, in taluni casi sbraita senza un briciolo di progettualità che tenga conto del disastro umanitario in atto. La speranza che Papa Francesco ribadisca – alzando la voce – il valore assoluto di ogni singola persona, si accompagna al desiderio di un risveglio delle coscienze di quei politici che a Bruxelles decidono le sorti di centinaia di migliaia di esseri umani.

Ci si chiede accorati: “Ma se Gesù camminò sulle acque, oggi camminerebbe sui cadaveri?”. E’ una domanda che cattolici e laici dovrebbero porsi ogni qualvolta incontrano lo sguardo smarrito dei profughi sopravvissuti.

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