Terremoto in Venezuela, rabbia della popolazione

Le immagini giunte dal Venezuela lasciano senza parole, inermi e impotenti dinnanzi ad un disastro dalle proporzioni catastrofiche. Una settimana dopo il terremoto, le vittime hanno raggiunto quota tremila.
Terremoto: lentezza e inadeguatezza
Queste le colpe principali stando a quanto emerge dalle lamentele della gente. Delcy Rodriguez, “amica” degli Yankee, insediata dopo la cattura di Maduro, non risulta essere all’altezza della situazione. I danni del terremoto restano di difficile quantificazione soprattutto nello Stato di La Guaira, il più colpito, a nord della capitale Caracas. L’Onu ha stimato migliaia di feriti e che i dispersi siano oltre i 50mila.
I racconti, raccolti dai media internazionali, sono una voce unanime: “I soccorsi sono stati, per lo più, iniziative di privati cittadini e non sforzi coordinati dalle autorità”. Una situazione aggravata dal fatto che, in Venezuela, le infrastrutture sono fatiscenti, gli ospedali al collasso e mancano i mezzi pesanti per gli scavi.
Il Venezuela, al momento, è aiutato da 30 Paesi ma, in alcune zone de La Guaira, i soccorritori non sono riusciti ad arrivare come ad El Junquito, zona montuosa e di villeggiatura a trenta chilometri da Caracas; lì le persone stanno ancora aspettando che gli edifici vengano ispezionati e le macerie rimosse.
Da una parte la Premier Rodriguez che continua a lanciare appelli all’unità nazionale, dall’altra Maria Corina Machado, leader dell’opposizione che voleva regalare il Nobel a Trump che, vive fuori dal paese da due anni e ne approfitta per presentarsi come “nuova” e alternativa all’attuale presidentessa.
di Sebastiano Lo Monaco



