Sud Africa. La “democrazia” nei venti anni di inferno nelle baraccopoli

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di Cristina Amoroso

Alla nona conferenza del Programma di Sviluppo della Democrazia, tenutasi a Durban in Sud Africa, il 20 e 21 ottobre sul tema: ”Venti anni di democrazia locale in Sud Africa”, è stato presentato il contributo “Venti anni d’inferno nelle baraccopoli” di S’bu Zikode. A presentarlo la più grande organizzazione di “shack dwellers” (abitanti nelle baracche) del Sud Africa che conduce campagne per il miglioramento delle condizioni di vita dei poveri delle baraccopoli e per una partecipazione democratica della società dal basso.   

“Vent’anni di democrazia locale in Sudafrica sono stati molto crudeli per il movimento di base l’Abahlali Miondolo e per milioni di altri poveri. Sono stati vent’anni d’inferno nelle baraccopoli. Sono stati vent’anni di convivenza con topi, alluvioni, incendi e rifiuti. Sono stati anche vent’anni di sgomberi e di trasferimenti forzati in campi di transito e in altre discariche umane. Per quelli di noi che si sono schierati a difesa della nostra umanità il premio sono state menzogne, aggressioni, torture, arresti illegali e la distruzione delle nostre case e persino l’assassinio”. Con queste parole ha inizio il documento presentato dal movimento Abahlali Miondolo, che in lingua zulu significa abitanti delle baracche, e che secondo The Times ha “scosso il panorama politico del Sudafrica”. Come pure deve avere scosso il clima “democratico” della conferenza, quando ha definito la democrazia come un’altra forma di oppressione per milioni di abitanti delle baraccopoli, di senzatetto e senzaterra, quelli resi poveri dal colonialismo e dall’apartheid e che restano poveri oggi. Democrazia significa per loro essere pestati, arrestati, torturati e persino incarcerati, uccisi a sangue freddo dalla polizia, da gorilla di partito o izinkabi senza che nessuno paghi. La democrazia significa che i ministri in luoghi come KwaNdengezi e Cato Crest a Durban sono liberi di usare le armi e di intimidire come delinquenti anziché essere al servizio del popolo che ha votato per loro.

E’ la “democrazia delle urne elettorali” che, pretendendo di migliorare le loro vite, li ha resi poveri perchè i ricchi e i politici possano vivere molto meglio a loro spese, riducendo la loro umanità a oggetti e sputando sulla Costituzione della Repubblica. Anche la maggior parte delle Ong ha agito come lo Stato, trattandoli come bambini, pensando al posto loro, prendendo decisioni al posto loro e infine mangiando al posto loro.

Grati per il sacrificio di quanti hanno pagato un duro prezzo per la loro partecipazione alle proteste, eroi celebrati e non celebrati che hanno combattuto il colonialismo e l’apartheid e quelli che hanno combattuto forme diverse di oppressione arrivate dopo l’apartheid, riconoscono una sola democrazia, quella che hanno costruito da soli nelle comunità con la loro lotta. Ma questa democrazia è sotto attacco. Tutti sono sottoposti a repressione dallo Stato e cooptati dal partito al governo e dalle Ong. Questa democrazia dal basso è stata trattata come un reato o un tradimento da parte dello Stato. E’ stata trattata come ignoranza da parte della maggior parte delle Ong. La maggior parte delle Ong vuole soltanto tenere seminari, non vuole essere solidale con loro, non riconoscendoli come persone in grado di pensare proprio come tutte le altre.

Nell’affermare di dover dire la verità il documento afferma: “La verità è che a Durban alcuni di coloro che ci governano sono criminali che dicono di essere politici… La verità è che a Durban si può essere liberamente picchiati, torturati, arrestati e uccisi se ci si oppone a questi criminali. La verità è che lo Stato non garantisce democrazia locale a Durban. La verità è che la sola democrazia locale che esiste a Durban è costruita dal basso”.

Il suggerimento dunque dato al Programma di Sviluppo della Democrazia in Sud Africa è che il governo locale debba collaborare anche con le organizzazioni democratiche comunitarie, con la democrazia costruita dal basso. Ma quanti altri governi dovrebbero tenere conto di tale suggerimento invece di vestire sempre più l’abito della “democrazia delle urne” fatta di corruzione, compra-vendita di voti, brogli elettorali al servizio di potenze straniere, laddove i poveri sono sempre più poveri e gli oppressi sempre più oppressi, perché i ricchi e i politici possano vivere meglio alle loro spalle.

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