Stretto di Hormuz muro invalicabile

“La geografia è destino” affermava il generale De Gaulle, e mai come nel caso dello stretto di Hormuz risulta vero. Pedina fondamentale del gioco, lo stretto di Hormuz è l’oggetto del contendere e la variabile, forse non considerata, della scellerata aggressione all’Iran.
Stretto di Hormuz e navigazione a singhiozzo
Nonostante le dichiarazioni strampalate di Donald Trump, dettate più dalla frustrazione che dai reali successi sul campo, l’obiettivo principale è quello di mantenere aperto il tratto di acqua assicurando la libertà di navigazione. Ad oggi viene attraversato solo da poche imbarcazioni, quelle che battono bandiera degli Stati che si sono rifiutati di aggredire Teheran.
La scorsa settimana, il traffico marino attraverso Hormuz è crollato del 95% rispetto l’inizio del conflitto; vi sono solo quattro transiti al giorno rispetto ai 125 in media. Il blocco quasi totale ha avuto ripercussioni anche sui costi del trasporto: quelli dagli Stati Uniti all’Asia sono quasi raddoppiati. Ad affermare che l’obiettivo della guerra adesso è l’apertura dello Stretto di Hormuz, è anche il ministro della Difesa del Pakistan, Asif.
Stati Uniti e Israele rimasti isolati
Sauditi, emiratini, qatarini, non vogliono agganciarsi al conflitto che, sino adesso, ha portato più problemi di quanti ne avrebbe dovuto risolvere. Le dichiarazioni di Donald Trump contro la Nato, rea di non voler partecipare all’aggressione, danno l’idea di un gioco che è ormai sfuggito di mano. Pensata come guerra lampo, l’aggressione si è dimostrata un pantano inestricabile. Oltre al Pakistan e l’Oman, anche la Turchia ha scoraggiato Arabia Saudita e altri regni del Golfo ad entrare in guerra.
Intervistati dalla Reuters, 19 esperti di sicurezza marittima si sono dimostrati scettici sulla possibilità dell’Occidente di assicurarsi il controllo dello stretto di Hormuz. Chi proverebbe ad intervenire si troverebbe dinnanzi ad uno scenario più insidioso di quello di Bab el Mandeb, dove le milizie Houthi hanno messo sotto scacco le flotte occidentali; un’operazione costata miliardi di dollari e conclusasi con un fallimento.
Ancora più complessa sarebbe l’operazione Hormuz, dove a proteggerlo vi è un avversario molto più forte e temibile delle milizie Houthi, l’Iran. In assenza della riapertura dello Stretto, la carenza delle risorse sarà destinata ad aumentare, con conseguente aumento dei prezzi dell’energia, cibo e altri prodotti.
di Sebastiano Lo Monaco



