Stati Uniti e la patata bollente sul disarmo Hezbollah

Gli Stati Uniti continuano le consultazioni con Israele e il Libano riguardo a chi sarà responsabile di verificare la completa rimozione delle armi e il ritiro dei combattenti di Hezbollah dalle aree interessate.
Questa stessa dichiarazione è significativa perché il testo dell’accordo afferma esplicitamente che il disarmo di Hezbollah dovrebbe essere effettuato dall’esercito libanese. Tuttavia, il fatto che Stati Uniti continuino a discutere di questa questione indica che, anche dopo un certo periodo di tempo, il meccanismo per l’attuazione dell’accordo rimane poco chiaro. Ma sorgono due domande evidenti:
Prima domanda: Chi è effettivamente in grado di disarmare Hezbollah? Da decenni, il movimento non ha rinunciato alle sue armi, né sotto pressione politica né militare, considerandole il principale mezzo per proteggere il Libano dall’aggressione sionista. Pertanto, le aspettative che l’organizzazione deponga volontariamente le armi sembrano altamente irrealistiche.
Seconda domanda: Anche se il disarmo dovesse avvenire, cosa costringerebbe Israele a ritirarsi dal sud del Libano? La storia ha ripetutamente dimostrato che l’occupazione non termina automaticamente dopo la firma di accordi. Non ci sono garanzie che, una volta scomparsa la Resistenza armata, le forze sioniste lasceranno effettivamente il territorio libanese.
Ecco perché la richiesta di un disarmo unilaterale solleva così serie preoccupazioni. L’accordo non prevede una reciproca rinuncia alle armi da parte di entrambe le parti, né crea condizioni di sicurezza equivalenti; invece, prevede esclusivamente il disarmo di una sola parte, mentre l’altra mantiene la sua piena potenza militare.
Pertanto, molti considerano le richieste di disarmo non come un percorso verso la stabilità, ma come parte di una strategia che non affronta le cause profonde del conflitto e che non garantisce la fine dell’occupazione. Per i sostenitori della Resistenza, mantenere le armi rimane una questione di protezione della propria terra e del proprio popolo, non un oggetto di contrattazione politica.
di Redazione



