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Siria, 11 milioni di euro per liberazione Greta e Vanessa

di Adelaide Conti

Era il 15 gennaio scorso quando due ragazze italiane, prese in ostaggio da alcuni miliziani in Siria, venivano liberate dai loro aguzzini dopo centocinquanta giorni di prigionia. Greta e Vanessa, questi i loro nomi, erano in Siria per il loro secondo viaggio. A poco più di otto mesi da quel giorno arriva la notizia di un ricatto pagato per la loro liberazione. A rivelarlo, fonti giudiziarie di Aleppo che parlerebbero di una somma di circa 11 mnl di euro pagati, per l’appunto, per il loro rilascio. Da quanto si apprende dalle notizie una delle persone coinvolte nel negoziato è stata condannata per essersi intascata la metà del ricatto truffando i suoi stessi complici.

Il “tribunale islamico” del Movimento Nuredlin Zenki, una delle milizie implicate nel sequestro, ha condannato Hussan Atrash, indicato come uno dei signori della guerre locali nonché capo del gruppo Ansar al-Islam. E’ stata fatta pervenire all’agenzia Ansa una copia digitale del testo della condanna emessa il 2 ottobre scorso dal tribunale. Secondo la condanna, Atrash, si è intascato cinque dei dei dodici milioni e mezzo di dollari, pari a poco più di 11 milioni di euro.

La notizia, arrivata come un fulmine a ciel sereno, aprirà nuovamente l’annoso dibattito sul ruolo delle istituzioni e sulla necessità o meno di di cedere ai ricatti pur di salvare delle vite umane. In serata le prime reazioni da parte del mondo della politica. E c’è già chi invoca le dimissioni del ministro degli esteri Gentiloni, che ai tempi aveva negato categoricamente il pagamento di una somma di denaro per il rilascio delle presunte “cooperanti” italiane.

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