
Sinagoga a Catania – Sembra una storia uscita dal genio di Woody Allen eppure, quanto sta accadendo a Catania è una vicenda vera ma surreale. A parlare sono le carte, le sentenze e le amministrazioni perché ad esserci di mezzo è quello che i catanesi chiamano: “Castello di Via Leucatia” che si trova nella parte alta della città. Ad emettere la sentenza e forse non la parola fine, visti i soggetti interessati, è il TAR della città etnea.
I locali devono essere lasciati, questo si legge nella sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale; i giudici non hanno nessun dubbio: la presenza dell’istituto internazionale di cultura ebraica sito all’intendo del Castello di Via Leucatia, proprietà del Comune di Catania deve essere sgomberato: “Si tratta di una situazione di illegalità che deve essere rimossa nell’interesse pubblico”. L’assegnazione venne fatta nel 2017, precisamente il 26 giugno, quando il Comune di Catania concesse all’istituto l’utilizzo, a titolo gratuito e per sei anni, del secondo piano del Castello con lo scopo di “prevenire alla migliore integrazione sociale dei cittadini di fede ebraica”. Il 17 ottobre del 2018 venne ufficializzata la concessione del bene.
Sinagoga e centro culturale
Da quel giorno di ottobre, nel Castello sono stati ospitati eventi dell’associazione culturale ed è diventato anche la sede della sinagoga. L’autorizzazione per l’attivazione della sinagoga arriva direttamente da Israele e dal Comitato rabbinico centrale, l’istituto culturale di cultura ebraica non è riconosciuto all’UCEI (Unione comunità ebraiche italiane) e non possiede l’accesso all’ARI (Assemblea Rabbinica Italiana). La scadenza della concessione scadeva il 24 ottobre del 2024, con l’istituto ebraico che ignora la scadenza.
Opposizione ebraica
Il primo marzo del 2026, la Direzione Patrimonio del Comune di Catania richiede all’istituto l’immediato rilascio della struttura che deve essere restituito ai cittadini. L’associazione ebraica si oppone allo sgombero che, stando alla legge, è occupata abusivamente da due anni. La motivazione dell’opposizione è mera burocrazia, perché per l’associazione la richiesta dovrebbe arrivare non dall’Ufficio del Patrimonio Comunale ma dalla giunta comunale.
Quando si parla di ebrei la storia insegna che nulla è scontato, anche perché vi è una legge che regola i rapporti tra lo Stato Italiano e le comunità ebraiche dove si legge: “Gli edifici destinati all’esercizio pubblico del culto ebraico, anche se appartengono ai privati, non possono essere sottratti alla loro destinazione neppure per effetto di alienazione, fino a che la destinazione stessa non sia cessata con il consenso della comunità competente”.
Di diverso avviso il TAR che, il 24 luglio 2026, ha ritenuta legittima l’ordinanza del Comune ed ha rimandato al mittente le accuse di infondatezza e di vizio di forma di tale ordinanza, dando potere all’ufficio preposto e non alla giunta. Inoltre, l’edificio è già destinato ad altro utilizzo e precisamente alla “Biblioteca Centro Culturale Comunale Rosario Livatino”.
di Sebastiano Lo Monaco



