
Sanità – Nel nuovo decreto della Pubblica Amministrazione, il governo Meloni ha di fatto smantellato l’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria che prevedeva un direttore generale e cinque uffici mai entrati in funzione. L’antefatto? Le Regioni sono entrate in contrasto con il ministro Orazio Schillaci.
Lo aveva promesso, ma non ci voleva molto a capire che si trattava di una “promessa da campagna elettorale”, fatta a pochi giorni dalle elezioni europee che cadevano a metà mandato. In quel frangente era stato approvato il decreto 73/2024 ma ad oggi, di quell’impianto, non resta niente. Il controllo passa all’Agenas, un’agenzia controllata dalle Regioni che dovrebbe segnalare le varie ed eventuali inadempienze delle medesime Regioni al ministero. Insomma, il controllore è diretto dal controllato in pieno stile italiano.
Poteri inermi
Al ministero resta qualche potere, difficile però da attuare senza un’adeguata dotazione di personale; tanto per fare un esempio gli ispettori ministeriali sono cinque per tutta l’Italia, all’organismo pensato due anni fa vengono affidate funzioni generiche dal monitoraggio del piano sanitario nazionale alla ricerca degli Irccs e ai programmi nazionali di prevenzione. Competenze che fanno capo a Maria Rosaria Campitiello, moglie del vice ministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, uomo forte di Fratelli d’Italia in Campania. Campitiello arrivata senza esperienza nella sanità pubblica nel 2022, ebbe subito un incarico a capo della segreteria tecnica del ministro Schillaci.
Agenas
La piattaforma Agenas è costata 25milioni di euro presi dal Pnrr, pensata come uno strumento per garantire trasparenza è stata affilata per correggere errori e i trucchi che “miglioravano” i dati delle Regioni. Ad esempio, la Campania faceva risultare false rinunce ai primi appuntamenti grazie alle quali le prestazioni uscivano dal monitoraggio dei tempi di erogazione. Come ha poi notato anche Cittadinanzattiva, il sistema non traccia tutti i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), ma si limita ad un campione ristretto di 14 prime visite e di 22 esami diagnostici, escludendo centinaia di controlli periodici e di follow up dei malati cronici e oncologici. Ad esempio manca la geriatria, paradossale nel Paese più vecchio del mondo insieme al Giappone.
La piattaforma misura le prestazioni effettivamente prenotate ma non le richieste inevase, le agende chiuse, le rinunce. Non è quindi possibile sapere quante prestazioni pubbliche e quante private vengono erogate su quelle prescritte, né è possibile verificare cosa accade nelle singole Asl.
Sanità, l’unica “certezza” è il privato
Milioni di italiani si trovano ad avere a che fare con agende chiuse, telefonate mute, attese incompatibili con la salute. Quello che rimane certo è il privato; basta pagare.
di Sebastiano Lo Monaco



