Russia: Daesh-K cerca di espandersi dall’Afghanistan

Russia – Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha avvertito che Daesh-K rappresenta la principale minaccia per l’Asia centrale, accusando il gruppo di voler utilizzare l’Afghanistan come base per l’espansione e la creazione di un califfato.
Intervenendo a una riunione sulla prevenzione dell’approvvigionamento di armi da parte dei terroristi nella regione, Lavrov ha sottolineato la natura transnazionale della minaccia e ha chiesto una cooperazione internazionale incondizionata, criticando aspramente i “doppi standard” occidentali che hanno minato gli sforzi globali contro il terrorismo. Ha inoltre evidenziato gli impegni di Mosca in materia di sicurezza regionale, annunciando che i ministri degli Esteri della CSTO, un’alleanza militare guidata dalla Russia e composta da sei stati post-sovietici, hanno approvato una bozza di strategia antiterrorismo fino al 2030, con la Russia tra i primi dieci finanziatori dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la lotta al terrorismo, avendo fornito sette milioni di dollari a sostegno dei programmi in Asia centrale e Africa.
L’avvertimento russo giunge in un contesto di crescente preoccupazione per il possibile trasferimento in Afghanistan di terroristi takfiri siriani, temprati dalla battaglia, in seguito al crollo del governo di Assad nel dicembre 2024.
Russia non può rimanere indifferente alle minacce provenienti dall’Afghanistan
Secondo le valutazioni delle Nazioni Unite, quasi 3mila terroristi dell’Isis rimangono attivi in Siria e alcuni potrebbero tentare di spostarsi in Afghanistan per sfruttare le lacune nella sicurezza locale. Questo sviluppo è visto come parte di un quadro più ampio in cui le politiche occidentali in Medio Oriente hanno contribuito alla dispersione dei combattenti estremisti. Gli analisti hanno osservato che il programma segreto della Cia per rovesciare Assad, iniziato nel 2012 e che prevedeva l’addestramento e l’armamento di mercenari antigovernativi, ha contribuito alla nascita dell’Isis e ha alimentato il terrorismo takfiri.
Con la caduta di Assad, i mercenari stranieri provenienti dall’Asia centrale e dal Caucaso settentrionale che avevano combattuto al fianco di Hay’at Tahrir al-Sham si trovano ora ad affrontare crescenti pressioni da parte delle nuove autorità siriane, tra cui restrizioni alle loro attività e scarse prospettive di integrazione.
Secondo alcune fonti, tra 8.500 e 9mila terroristi uzbeki, tagiki, turkmeni, uiguri e caucasici si sarebbero già trasferiti dalla Siria in Afghanistan, dove potrebbero rafforzare le reti di Daesh-K e Al-Qaeda. Ciò ha acuito i timori che l’Afghanistan possa tornare a essere un rifugio sicuro per le reti terroristiche internazionali, con i funzionari della sicurezza russi che mettono in guardia dal rischio di un’estensione del terrorismo agli stati dell’Asia centrale.
Funzionari russi hanno citato valutazioni secondo cui oltre 20 gruppi radicali con più di 15mila combattenti rimangono attivi in Afghanistan. Il presidente russo Vladimir Putin ha riconosciuto che Mosca non può rimanere indifferente alle minacce provenienti dall’Afghanistan, pur avendo compiuto il passo senza precedenti di riconoscere ufficialmente il governo talebano.
di Redazione



