Amatrice ancora sotto le macerie

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E’ passato un anno esatto, il 24 Agosto del 2016, quando un terremoto di magnitudo 6.0 della scala Richter ha devastato il Centro Italia. Amatrice è stato uno dei comuni che ha subito i maggiori danni, il paese è stato quasi del tutto distrutto e con esso il suo meraviglioso centro storico. Tra le quattro regioni colpite dal sisma si sono contati 299 morti.

Come sempre accade in Italia, nei giorni successivi vi sono state le solite marce funebri dei politicanti di tutti gli schieramenti politici che, di certe avvenimenti e disgrazie ne fanno vetrina e palcoscenico per il proprio ego. Sono risuonate le solite parole di cordoglio, di vicinanza. Il solito teatro del governo che farà di tutto per non lasciare la gente in mezzo alla strada (vedi i terremotati del Belice o quelli dell’Irpinia). Ad un anno esatto, c’è stata l’ennesima pantomima, con differenti protagonisti intenti a pascolare tra i familiari delle vittime.

Pensiero comune, nelle zone terremotate e in quel di Amatrice è che, la tanto sbandierata ricostruzione promessa tra roboanti comunicati e apparizioni di vari politicanti, è un totale fallimento. I numeri, come sempre, lasciano poco spazio all’immaginazione e alle promesse: le casette consegnate sono meno del 15 % di quelle necessarie, il 90 per cento delle macerie è ancora in strada, solo 33 stalle sulle 1400 attese sono stata fornite al determinante settore dell’agricoltura (10mila animali sono morti), nonostante 35 milioni di sostegno alle attività commerciali 120 di questi esercizi sono rimasti in ginocchio.

Sono cifre degne di un disastro politico, un disastro tutto italiano. La commemorazione è stata l’occasione di prendere atto della più italiana delle scuse: la burocrazia. Dalle macerie di Amatrice è emersa anche lei, la burocrazia. Scappatoia utilizzata dai “vecchi” partiti, un mostro a molteplici teste in grado di bloccare tutto. Questo è quanto si è appreso nei giorni scorsi ad Amatrice.

Ma questo mostro, questo Leviatano è realmente figlio di nessuno? Le regole che ingarbugliano la ricostruzione post terremoto così come l’apertura di un semplice bar, non nascono dal nulla. Sono figli rinnegati ma che hanno padri, autori, storia e responsabilità. Questo è lo scenario che la politica italiana ha regalato agli abitanti di Amatrice. In Italia, le vittime, si omaggiano in questo modo.

Il dossier della ricostruzione riposa come un macigno sulle scrivanie dell’attuale governo Gentiloni, che dal 5 dicembre siede a Palazzo Chigi, e che non può certo più invocare (come scudo e come scusa) la figura e l’operato di Renzi. I cittadini di Amatrice meritano rispetto, così come lo meritano tutti quelli che hanno subito un lutto che sia la perdita della casa o di un familiare. I cittadini devono pretendere di sapere perchè, ad un anno di distanza, le macerie sono ancora lì e soprattutto perchè non hanno ancora un tetto sulla testa.

di Sebastiano Lo Monaco

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