Resistenza irachena: leva operativa sul campo

Nello scenario di un attacco americano o israeliano all’Iran, l’Iraq non rappresenterebbe semplicemente la “profondità politica” dell’Asse della Resistenza, ma piuttosto un campo operativo attivo e immediato. A differenza dello Yemen, l’Iraq ospita basi dirette delle forze americane, centri logistici e rotte di supporto della coalizione; una situazione che eleva la Resistenza irachena dal livello di minaccia mediatica a una vera e propria leva operativa sul campo.
La realtà sul campo ha dimostrato che gli Stati Uniti dispongono di una rete di basi ben note e semipermanenti in Iraq. Queste basi sono state ripetutamente prese di mira da attacchi missilistici e droni, a dimostrazione dell’impossibilità di una difesa completa contro attacchi a basso costo e sparsi. La Resistenza irachena sfrutta questa debolezza e ha progettato le sue operazioni con uno schema a basso costo, ripetibile e imprevedibile.
L’ingresso della Resistenza irachena nell’equazione significa l’apertura di un fronte simultaneo contro gli Stati Uniti; un fronte che non richiede l’invio di forze dall’estero e non dipende da linee di rifornimento lontane. Questa situazione costringe gli Stati Uniti a distogliere parte delle proprie capacità di difesa e intelligence dal fronte iraniano e a utilizzarle in Iraq; lo stesso schema di distribuzione della minaccia che definisce una guerra regionale.
Dal punto di vista logistico, l’Iraq è considerato un punto sensibile per gli Stati Uniti. Qualsiasi attacco a basi, rotte di rifornimento o equipaggiamenti aumenta i costi di protezione, i movimenti di truppe e la temporanea cessazione delle operazioni. Anche gli attacchi senza vittime interrompono i programmi di addestramento, volo e intelligence delle forze americane.
Legame ideologico e strategico tra Resistenza irachena e Iran
Dal punto di vista politico, l’intensificazione delle operazioni da parte della Resistenza irachena mette anche il governo di Baghdad in una posizione difficile e aumenta la pressione interna per ridurre la presenza militare statunitense. In tali circostanze, gli Stati Uniti si trovano ad affrontare non solo un nemico straniero, ma anche l’erosione della legittimità della loro presenza; un’esperienza che è già stata costosa.
Il legame ideologico e strategico tra la Resistenza irachena e l’Iran è un elemento chiave per la sua attuazione. Questa relazione non significa cieca obbedienza, ma piuttosto coordinamento nella definizione della minaccia e della risposta.
La Resistenza irachena non pianifica una guerra classica; il suo modello d’azione è quello di continuo logoramento, costi crescenti e destabilizzazione dei piani del nemico. Gli Stati Uniti sono costretti a spendere risorse e costi incompatibili con i propri obiettivi per mantenere lo status quo. Questo è il meccanismo che trasforma la guerra regionale da uno slogan a una realtà pratica.
Infine, in caso di attacco all’Iran, la Resistenza irachena rappresenterebbe uno dei mezzi più rapidi ed economici per espandere il campo di conflitto dell’Asse della Resistenza. Questo ruolo è definito in base alla geografia, all’esperienza pratica, alla struttura sul campo e all’effettiva presenza degli Stati Uniti sul suolo iracheno, e qualsiasi analisi seria della guerra regionale deve tenerne conto.
di Redazione



