Ramadan tra rituali popolari e usanze culinarie

Il Ramadan in Iran è più di un semplice digiuno: è un mosaico di usanze locali e rituali collettivi che conferiscono a ogni regione il suo caratteristico sapore culturale. In tutto il Paese, ogni giorno della settimana ha storicamente avuto un significato unico: momenti di condivisione di pasti, offerte, preghiere e speranze. Sebbene molte di queste usanze siano svanite o si siano trasformate nel tempo, ricordarle preserva una traccia viva della cultura popolare tramandata di generazione in generazione.
Rituali
Nel villaggio di Solhabad, a Bandar Bushehr, il mercoledì del Ramadan si celebra un rituale chiamato Taveh Garmak, una cerimonia incentrata sulle donne che unisce madri e figlie. Il bambino viene tenuto tra loro mentre una piccola padella (taveh) viene riscaldata sul fuoco e viene preparata una ciotola di acqua salata con una moneta. Attraverso gesti simbolici – versare acqua sulla padella, muovere il bambino e recitare invocazioni – i partecipanti mettono in atto la protezione dalla sfortuna. Al termine, i partecipanti saltano sopra la pentola, allontanando simbolicamente la sfortuna, mentre donazioni di beneficenza vengono devolute agli orfani, unendo rituale, senso di comunità e generosità.
A Sangsar, nella provincia di Semnan, il martedì e il mercoledì sono caratterizzati dalla preparazione di cibi rituali (nadhri), tra cui il “Kashkin Serva” (cenere) e il pane “Kal Fatir”. Le famiglie cucinano questi piatti con intenzioni specifiche: 12 misure di riso per i 12 Imam, insieme a erbe aromatiche, legumi, patate e stufati. Le porzioni vengono distribuite ai vicini prima dell’Iftar, a sottolineare la condivisione comunitaria e la purificazione spirituale. Inoltre, gli abitanti del villaggio eseguono un rituale simbolico di protezione e difesa dai nemici: per diversi mercoledì, recitano preghiere mentre maneggiano 362 chicchi d’orzo in una sequenza meticolosa, per poi darli in pasto a un asino senza versarne nemmeno uno – una testimonianza duratura di fede, precisione e credenza popolare.
A Yazd, le donne si riuniscono il mercoledì nei santuari locali, eseguendo una pratica devozionale in onore di Musa ibn Ja’far. Due rak’ah di preghiera sono seguite dalla ripetizione di un’invocazione dedicata per cento volte, accompagnata dalla promessa di continuare l’osservanza per sette settimane consecutive.
Questi incontri a volte si estendono fino al venerdì sera, commemorando altre figure venerate come Abu al-Fadl, illustrando l’interazione tra devozione personale e rituale collettivo.
Significato multiforme del Ramadan in Iran
Questi rituali rivelano il significato multiforme del Ramadan nella cultura iraniana. Oltre al digiuno individuale, i giorni della settimana acquisiscono un significato cerimoniale, intrecciando case, famiglie e quartieri in un ritmo spirituale e culturale condiviso. Sebbene alcune pratiche possano oggi esistere principalmente nella memoria, documentarle e celebrarle contribuisce a salvaguardare un aspetto vitale del patrimonio immateriale dell’Iran.
di Redazione



