Pugno di ferro dell’Egitto contro i “tunnel della sopravvivenza” di Gaza

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di Cristina Amoroso

L’esercito egiziano ha distrutto la maggior parte dei tunnel sotterranei sul lato egiziano del confine con la Striscia di Gaza.

La marina militare egiziana ha aperto il fuoco alla fine di settembre contro un peschereccio palestinese ed ha arrestato due uomini che erano a bordo. Fonti locali aggiungono che la sistematica chiusura da parte dell’esercito egiziano dei “tunnel della sopravvivenza” ha provocato nella Striscia, fra l’altro, una forte penuria di beni di prima necessità, soprattutto farmaci.

I pescatori di Gaza che cercano di raggiungere le zone di pesca verso Sud di fronte alla costa del Sinai, nelle ultime settimane sono stati respinti. Sul versante Nord le loro attività sono peraltro limitate dalla marina militare israeliana. Un popolo praticamente in gabbia.

I tunnel sotterranei non sono una novità: i primi sono infatti comparsi negli anni Ottanta, dopo la restituzione della penisola del Sinai all’Egitto da parte di Israele. Ma il vertiginoso aumento del commercio tramite gallerie risale agli ultimi mesi del 2007. Da giugno del 2007, quando Israele ed Egitto hanno chiuso i confini con Gaza in seguito alla presa di potere di Hamas nella Striscia, i tunnel rimangono infatti l’unico canale che collega Gaza con il mondo esterno.

Le strutture sotterranee servono come un’ancora di salvezza per la popolazione di Gaza di oltre 1,7 milioni abitanti. La distruzione dell’Egitto di gallerie di linea ai territori ha quindi causato una penuria di carburante e di altri beni. “I  tunnel sono stati centrali nella nostra vita, quasi come una spina dorsale. Il blocco israeliano ci sta danneggiando. Così pure la repressione dell’esercito egiziano sui tunnel”, dichiara un residente di Gaza .

I tunnel sono estremamente importanti per la precaria economia di Gaza, e i contrabbandieri non si sono lasciati fermare dalla periodica distruzione delle gallerie da parte dell’Egitto, ma ne hanno costruite subito di nuove. Anche Hamas, appena salito al potere, ne aveva distrutti alcuni.

Poi il contrabbando di merci provenienti dall’Egitto attraverso tunnel scavati sotto il confine è diventato legale nella Striscia di Gaza. I proprietari delle tantissime gallerie hanno infatti firmato un accordo con le autorità di Hamas, al potere a Gaza, che prevede il pagamento di un’indennità per i lavoratori e la possibilità di allacciarsi alla rete elettrica locale. Quella che, fino allora, era un’attività illegale, è uscita quindi allo scoperto.

Tanti operai sono morti nei tunnel, in incidenti o nel corso delle operazioni delle forze egiziane. Proprio per questo, Hamas ha chiesto ai proprietari dei tunnel di proteggere i lavoratori e di impegnarsi a pagare quello che la legge islamica chiama “diyeh”, il prezzo del sangue, alle famiglie degli operai morti.

Ora i servizi televisivi comunicano che l’esercito egiziano ha annunciato che dall’inizio di questo anno, ha distrutto 794 tunnel facendoli crollare con i bulldozer o allagandoli, intensificando la distruzione dei tunnel sul lato egiziano del confine dalla cacciata a luglio dell’ex presidente, Mohamed Morsi. Molti palestinesi hanno perso la vita in quanto sono stati travolti nei tunnel durante le operazioni di distruzione. Più dell’80 per cento delle gallerie non sono più funzionali in seguito alla loro distruzione da parte delle forze di sicurezza egiziane .

Diverse organizzazioni per i diritti umani e gruppi civili hanno criticato l’esercito egiziano per avere impedito al popolo di Gaza di accedere alla maggior parte dei beni di prima necessità, come i materiali da costruzione, prodotti alimentari e carburante.

Il Non Governmental Organizations Network palestinese (PNGO), che rappresenta più di 130 organizzazioni palestinesi della società civile, ha fatto un appello alla comunità internazionale perché si ponga fine al “continuo assedio israeliano”. Amjad Shawa, membro PNGO, ha dichiarato che: “Gaza recentemente soffre di una condizione catastrofica a causa dell’assedio israeliano che continua da sette anni. Chiediamo alla comunità internazionale di agire immediatamente per porre fine all’assedio”.

Intanto la distruzione dei tunnel ha portato ad un aumento del prezzo del carburante e di altre materie prime del territorio costiero. Il nuovo Egitto assomiglia sempre più al vecchio, d’altronde, il padrone è sempre lo stesso.

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