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Pronto soccorso siciliani, morire in attesa

I pronto soccorso funzionano male, lo sappiamo, ma quello che emerge dalla Regione Sicilia è un dato inquietante che funge da cartina tornasole per la situazione dei nosocomi nazionali.

Pronto soccorso in Sicilia

Si muore nei pronto soccorso siciliani e lo si fa più oggi che in passato. Si muore perché il sistema dell’urgenza-emergenza è diventato il collo di bottiglia delle fragilità della sanità pubblica ormai allo sbando. Quello che emerge, dai dati a disposizione, è che rispetto al periodo pre-Covid, il numero delle morti registrate nei pronto soccorso siciliani ha avuto un incremento tra il 200% e il 300%. Prima del 2020 si contavano, in media, 50-60 decessi l’anno per singola struttura, adesso si è saliti a 150-200 casi annui.
I dati sono presi dal report che la Regione Siciliana ha commissionato nel settembre del 2024 ad un pool di esperti.

Mancanze logistiche

Nei pronto soccorso siciliani non si muore per gli errori, ma per meccanismi strutturali ormai bloccati a causa dei tagli alla sanità richiesti dai vari governi. Il collo d’oca che impedisce alla sanità siciliana di funzionare al meglio si troverebbe tra la discrepanza dei posti letto presenti nei reparti e i pronto soccorso.

In Sicilia ci sono 67 pronto soccorso che ormai, nei fatti, sono diventati reparti multidisciplinari: luoghi dove i pazienti, affetti dalle patologie più svariate, si ritrovano in una sorta di “limbo”: giorni di attesa per un ricovero che tarda ad arrivare o che, in molti casi, non arriva nemmeno. Il fenomeno si chiama Boarding, altro non è che l’attesa prolungata in pronto soccorso per l’assegnazione di un posto letto.

Pazienti in codice verde e giallo rimangono, per ore, in attesa, in condizioni indegne per un Paese civile che potrebbero configurare la violazione dei Livelli Essenziali di Assistenza. Il 30% dei letti di emergenza risulta essere costantemente occupato da pazienti che non dovrebbero stare lì, conseguente il fatto che il 30% dei medici e del personale infermieristico è impegnato nella gestione di ricoveri impropri facendo allungare i tempi, congestionare le sale di attesa, aumentare il rischio clinico e il potenziale numero dei decessi.

Codacons e Commissioni

Le associazioni hanno scritto al ministero richiedendo l’attivazione di un commissione straordinaria finalizzata a verificare i reali tempi di attesa, le dotazioni organiche e le condizioni operative dei pronto soccorsi siciliani. Il primo dato che emerge è che nei pronto soccorso dell’isola manca il 50% dei medici previsti in organico, una voragine che incide sulla capacità di risposta nei casi di infarti e ictus.

Mancanze croniche che da sole non spiegano l’aumento dei decessi perché il cuore del problema è l’attesa che i pazienti devono sostenere, gettati su delle barelle o lettini di fortuna, tra spazi promiscui, mancanza di igiene e di privacy che viola la dignità della persona.

A complicare il tutto anche la questione dei posti letto per acuti: sarebbero tre per ogni mille abitanti, ma in Sicilia questo parametro non è mai rispettato. Eppure, mentre il pubblico affonda, il privato cresce ma c’è un tabù: in Sicilia l’ospedalità privata è priva di pronto soccorso. Il motivo? È un reparto a perdere, non funzionale e quindi inadatto alla sanità che fa solo business.

di Sebastiano Lo Monaco

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