Primarie americane: inaspettato ko per Trump; tra i democratici la sorpresa è Sanders

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di Salvo Ardizzone

Lunedì in Iowa hanno preso il via le primarie che decideranno chi si sfiderà a novembre per la Presidenza Usa. In campo repubblicano s’è imposto Ted Cruz, le cui posizioni super conservatrici, fanaticamente religiose ed iperliberiste possono definirsi nella triade Bibbia, Costituzione e Capitalismo.

S’è imposto in uno degli Stati più conservatori e integralisti degli Usa, battendo il “fenomeno” Trump con posizioni ancora più estremiste e ridimensionando, alla prova dei fatti, quella che i media stavano dipingendo come la cavalcata trionfale del miliardario verso la nomination.

Terzo, ad appena un punto percentuale da Trump, si è piazzato Marco Rubio, il più “ortodosso” dei tre, che ora diviene il riferimento dell’establishment repubblicano terrorizzato dagli altri due candidati. Oltre a vantare posizioni nettamente conservatrici e ultraliberiste, è assai più “sensibile” alle esigenze delle lobby vicine ai repubblicani di quanto lo siano gli altri: Cruz, che ascolta solo la parte più chiusa ed iper religiosa della società Usa, per costruirvi sopra il proprio blocco di potere; Trump, che ascolta solo se stesso e gli interessi delle sue tante aziende.

Dietro i tre, fra i repubblicani ormai c’è il vuoto, e il disastroso risultato di Jeb Bush ha suonato la campana a morto per le ambizioni presidenziali dell’ennesimo rampollo di quella dinastia.

In campo democratico ha prevalso Hillay Clinton, ma è stato in realtà un imbarazzante pareggio con Bernie Sanders (49,89% contro il 49,54%), la vera novità delle primarie. Fa sconcerto che un candidato che si dichiara un socialista democratico (una bestemmia per la ristretta mentalità dell’americano medio, per cui ciò equivale a “comunista”), contrario alla libera vendita delle armi, per una vera sanità pubblica e con un programma sociale semplicemente eretico alle orecchie della società Usa, sia riuscito a fare patta con la più potente (e danarosa) macchina elettorale americana.

A sostenerlo sono stati soprattutto i giovani e i delusi di una società sempre più ingiusta; secondo la definizione di un noto economista americano, la campagna di Hillary Clinton è incentrata su di lei e sugli interessi degli enormi gruppi di potere che la sostengono; quella di Sanders è focalizzata su un’America da strappare agli artigli degli ultraricchi.

Ovviamente la via è ancora lunghissima fino a questa estate, quando le convention assegneranno le nomination, ma serviranno almeno 1237 delegati al candidato repubblicano e 2382 a quello democratico, alla fine di una lotta senza quartiere che avrà molti colpi di scena.

Quello che si evince da questa prima fase di campagna, è che la presa delle organizzazioni di partito su un elettorato sempre più deluso ed irritato è in caduta verticale: diseguaglianze sempre più stridenti, difficoltà economiche in aumento, tramonto della finzione che veniva spacciata come “sogno americano”, stanno causando un rigetto della tradizionale politica a Stelle e Strisce.

Le primarie in Iowa hanno dimostrato che i giochi sono tutt’altro che chiusi: la Clinton ha già incassato il sostegno incondizionato del suo partito (e i 362 delegati che spettano all’apparato), ma sa che d’ora in poi sarà tutta in salita, con uno sfidante vero a cui non sa ribattere su temi a lei estranei. E a complicarle le cose l’attende lo scandalo delle e-mail segrete trattate con leggerezza (e non solo) dal suo server personale ed il processo che ne è venuto dietro.

In campo repubblicano è una sfida fra estremisti, a chi la spara più grossa per accattivarsi la pancia (peggiore) di un Paese privo di valori condivisi che non siano risibili spot posticci. È un fatto che il solo pensare che potrebbero salire alla Casa Bianca personaggi come Trump o Cruz è semplicemente sconvolgente.

Rubio non è da meno, solo più servizievole verso le multinazionali; non a caso i fratelli Kock, i miliardari dell’energia che nel 2012 alimentarono la campagna elettorale americana con 400 ml, ora si dichiarano disponibili ad investirne 889 (!) per il 2016, per condizionare le politiche della futura Amministrazione. D’altro canto, la Clinton è da sempre il terminale delle più potenti lobby, compresa quella ebraica, e la sua presidenza ne sancirebbe il ritorno alla Casa Bianca.

Resta Sanders, fuori da tutti questi giochi, sostenuto solo da chi ritiene la società Usa sempre più ingiusta, violenta e diseguale, e per questo quello che ha le minori possibilità di vincere dinanzi agli interessi immensi che ruotano attorno alla Presidenza Usa.

Il 9 febbraio si ricomincia nel New Hampshire.

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