Perché la Chiesa può licenziare le lobby interne

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di Cristina Amoroso

Hanno suscitato molto scalpore le affermazioni di Papa Francesco durante la conferenza stampa tenuta sull’aereo che da Rio De Janeiro lo riportava a Roma, a proposito dell’affondo non tanto sull’omosessualità quanto sulla condanna di ogni tipo di lobby: “Il problema sono le lobby: che siano gay, massoni, politici o altro, ogni lobby è un problema”.

Perché proprio adesso questa sconcertante ammissione del pontefice, che continua a stupire generando ammirazione tra credenti e non credenti per il suo impegno nel raddrizzare la barca di Pietro resa vacillante dalla lobby dello Ior, dalla lobby gay e dalle dimissioni di un Papa?

Proprio adesso che lo Stato del Vaticano si sta puntellando, rafforzando il ruolo internazionale, aprendosi al mondo e diventando uno Stato moderno pur mantenendo tutte le sue peculiarità e contemporaneamente cercando di risolvere gli annosi problemi interni?

Anche Papa Benedetto, con uno stile diverso e meno appariscente, aveva iniziato a percorrere la strada risolutiva con la sfiducia ad uomo che ormai era fuori della storia, Ettore Gotti Tedeschi, snodo fondamentale delle vicende vaticane, fine dell’epoca degli uomini del compromesso (non solo del Vaticano). Con lui la Santa Sede aveva avviato un percorso diverso e moderno: era entrata in Moneyval, il comitato del Consiglio d’Europa che valuta l’aderenza dei Paesi membri agli standard internazionali sull’antiriciclaggio.

Papa Francesco sapeva bene che non c’è solo la lobby gay, un mondo di centri di potere ruota intorno alla Santa Sede e così ha voluto la Commissione referente per la struttura economica-amministrativa della Santa Sede è tutta fatta di personalità dalla grande carriera. L’ha voluta formata da sette laici, tutti esterni al Vaticano, e un ecclesiastico.

I due revisori dei conti internazionali che già prestano servizio in Vaticano (Joseph F.X. Zahra e Jochen Messmer); l’ex presidente della European Fund and Asset Management Association Jean Baptiste Frannsu; un uomo con esperienze nel management sanitario come Enrique Llano, e un manager come Jean Videlain-Sevestre; un ex ministro di Singapore, Jeorge Yeo. L’ecclesiastico è Lucio Angel Vallejo Balda, che è anche numero due della Prefettura degli Affari Economici, dell’Opus Dei. Ed è una devota di Escrivà di Balaguer anche Francesca Immacolata Chaouqui, l’unica donna degli otto. Responsabile della comunicazione di Ernst & Young, parte della fondazione VeDrò (quella del premier italiano Enrico Letta), Chaouqui non ha mai nascosto il suo amore per Papa Francesco e la sua disistima per il vecchio establishment vaticano.

La Santa sede  si è ormai organizzata in uno Stato Moderno, pronto ad affrontare le sfide di questo secolo, non ha più bisogno di lobby interne per occultare operazioni poco chiare  di rafforzamento e stravolgimento del sistema in un lungo processo storico iniziato quando Papa Giovanni XXIII promulgò motu proprio il Concilio Vaticano II con il quale stabiliva il giorno di apertura dello stesso: la data scelta fu l’11 ottobre 1962, che secondo le parole dello stesso Papa “si ricollega al ricordo del grande Concilio di Efeso, che ha la massima importanza nella storia della Chiesa”.

Anche il Concilio Vaticano II ha la massima importanza nella storia della Chiesa, come sapeva bene il pontefice nel proporlo: “Venerabili Fratelli, questo si propone il Concilio Ecumenico Vaticano II, il quale, mentre raccoglie insieme le migliori energie della Chiesa e si sforza con zelo di far accogliere dagli uomini più favorevolmente l’annunzio della salvezza, quasi prepara e consolida la via per realizzare quell’unità del genere umano, che è come il necessario fondamento, perché la Città terrena si organizzi a somiglianza della Città celeste “il cui re è la verità, la cui legge è la carità, la cui grandezza è l’eternità”.

Da allora  mentre all’interno del Vaticano si formavano varie lobby, si creavano rapporti di potere imprecisati, si lottava per la nomina di nuovi Papi, si promulgavano Costituzioni, Dichiarazioni e Decreti, grazie al decreto Apostolicam Actuositatem promulgato da Paolo VI nelle successive sessioni del Concilio, la Santa Sede riconosceva il ruolo dei laici nell’opera di apostolato e dava impulso ad associazioni e movimenti cattolici che da allora proliferarono in tutto il mondo, dapprima tacitamente permessi pur nella loro eresia, poi accettati a livello diocesano o pontificio, andando a sostituire l’Azione Cattolica che aveva fornito i quadri alla Democrazia Cristiana, lentamente in decadenza.

E così, sotto l’impulso del pentecostalismo evangelico lo spirito santo prese il volo in tutto il mondo in una dimensione interconfessionale per sfociare in un rinnovamento carismatico cattolico. La Santa Sede ha formato con questi movimenti il proprio esercito, pronto all’obbedienza e a recepire con entusiasmo le parole di Papa Francesco, non a caso in Brasile la settimana di abbraccio pontificio doveva concludersi con lo show di padre Marcelo Rossi e altri preti cantanti, una band capace di incarnare il meglio della “Rivoluzione carismatica” che ha conquistato la chiesa brasiliana e non solo. Papa Francesco si è reso conto che le sue armate sono ormai pronte e può affermare con certezza: “Il problema sono le lobby: che siano gay, massoni, politici o altro, ogni lobby è un problema”.

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