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Oggi basta un “Allāh(u) Akbar” per essere definiti terroristi islamici; e quei mafiosi tra Vangelo e Bibbia?

di Salvo Ardizzone

I fatti sanguinosi di Parigi, hanno dato il via a un’offensiva mediatica senza precedenti contro l’Islam: in un incredibile crescendo s’accusa quella religione di recare in sé i semi della violenza e del terrorismo; politici, giornalisti e pseudo analisti fanno a gara per dipingerla nel peggiore dei modi. Nel migliore dei casi, si dice che di essa c’è un’interpretazione “moderata”, “accettabile”, e un’altra radicale dal cui seno escono i criminali che insanguinano il mondo.

Che si tratti di criminali della peggiore specie è un fatto, bestie sanguinarie a cui è difficile riconoscere dignità umana; che in qualche modo, anche alla lontana, abbiano a che fare con l’Islam è una colossale menzogna, e l’affermiamo senza tema di smentita dinanzi a tutti quelli che, per ignoranza, per tornaconto o lasciandosi trascinare dalle sciocchezze troppe volte ripetute dai media, affermano il contrario.

Per tutti gli accusatori, la prova lampante è che quei tagliagole proclamano di agire in nome dell’Islam, di attenersi alla lettera di quanto scritto nel Corano (ed è assolutamente falso per chiunque lo conosca appena), che la loro sia una Jihad (ancora falso; l’hanno storpiata in maniera mostruosa quanto strumentale rispetto a ciò che essa è: un fatto soprattutto spirituale, di purificazione e avvicinamento a Dio).

È una prova ridicola quanto balorda perché, se fosse ritenuta seria, allora, dovrebbero essere espressione del cattolicesimo gli ‘ndranghetisti, i mafiosi e tutti gli altri delinquenti che nei loro riti squallidi giurano sui Santi e sulla Bibbia, si riempiono di santini e immaginette e, al massimo della blasfemia, citano il Vangelo a giustificazione delle loro nefandezze, come Michele Greco – il “Papa” della Mafia – al primo superprocesso a Palermo. E ancora, sono in prima fila nelle processioni e nelle feste religiose (di cui peraltro sono spesso i primi donatori), pretendono l’inchino dei fercoli, come forma non solo di prestigio, ma anche di rapporto diretto con l’Onnipotente. Spesso, nei loro covi, tengono la Bibbia sul comodino, zeppa di notazioni farneticanti, e hanno pure il confessore, qualche squallido religioso indegno che, un pò per paura e molto per interesse, si fa versare nelle orecchie i loro sproloqui, in una blasfema caricatura di sacramento. E questo rimanendo solo in Italia, perché se andassimo in Sud America troveremmo assai di peggio.

No, che si sia o non si sia credenti, con la Religione e con il Divino tutto questo non c’entra, lo sappiamo bene; è una repellente caricatura di menti distorte, lo comprendiamo tutti. Bene: se questo è chiaro ed ovvio per il Cattolicesimo, perché non deve esserlo altrettanto per l’Islam?

I criminali, perché di questo si parla, d’assassini, sono e restano criminali; con la Religione, con Dio, con il Divino, nulla hanno né possono avere da spartire, qualunque sia il nome che, a proprio arbitrio e convenienza, pretendono di mettersi addosso.

Ultima notazione: che tutto questo possa non essere di immediata evidenza per chi ha avuto modo di conoscere l’Islam solo dal cumulo di luoghi comuni e stupidaggini ammanniti dai media, è comprensibile. Diverso, molto diverso, è il caso di quelli, giornalisti, pseudo analisti e politici, che, per interesse, riempiono a pagamento pagine di veleno o fanno dichiarazioni farneticanti al puro scopo di cavalcare un facile consenso, lucrando sulle paure della gente e sui favori dei centri di potere a cui obbediscono.    

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