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Nel XXXIV° anniversario della Rivoluzione Islamica dell’Iran

di Redazione

Trentaquattro anni or sono, nel Febbraio del 1979 secondo il calendario europeo, la Rivoluzione Islamica trionfava in Iran. Un regime dispotico, inetto, corrotto e sanguinario, completamente asservito agli interessi delle potenze occidentali, era definitivamente abbattutto, e veniva al suo posto instaurato un autentico governo islamico. Queste vicende appartengono ormai alla storia, ed oggi noi ne celebriamo l’anniversario con riverente emozione.

Ma qual è il significato profondo di quest’evento per l’umanità intera? Che influenza ha potuto esso avere e può avere a tutt’oggi, per la vita di ciascuno noi?

Sono queste domande assolutamente lecite per chi, alla ricerca di una ragione, di una verità fatto che la Rivoluzione Islamica non esaurisce la sua portata nell’ambito della mera effettualità storica, ma rinvia ad un dominio che la trascende. A dire il vero, gli ultimi secoli della storia europea e mondiale avevano conosciuto varie rivoluzioni, alcune delle quali hanno avuto un impatto a dir poco enorme nell’ambito della politica, dell’economia e della società civile, ed ancor più in concreto sulle vite stesse d’innumerevoli individui. Ciò nondimeno, si era trattato pur sempre di vicende certo immani sotto il riguardo effettuale e quantitativo, ma la cui qualità non era per niente in grado di trascendere il dominio limitato della storia: nulla in esse che accennasse ad un “al di sopra”, ad un “al di là” nel senso della trascendenza.

La Rivoluzione Islamica ha avuto, a nostro avviso, il compito provvidenziale di spezzare per sempre questa ferrea catena di processi degenerativi e catagogici, una sequela di gradini discendenti volta al fine illusorio di separare l’uomo dal suo Principio Trascendente. E non è un caso, ed un discorso siffatto vale a maggior ragione per l’Occidente nella sua funzione d’avanguardia e vessillifero della decadenza universale, che per designare quest’evento esemplare ci si avvale proprio del termine “rivoluzione”, di una parola il cui significato ultimo e più vero non può che invertire la prospettiva del secolarismo modernista d’Occidente e dei suoi ineluttabili esiti incerti e apocalittici. Si tratta a questa stregua non più di un “rivolgimento” inteso come pura e semplice sovversione ma di quel ritorno al Principio, dopo l’inversione e la negazione, preconizzato dalla Rivelazione e da tutti i Profeti di Dio (as), nel senso ultimo del ristabilimento della natura adamica primordiale nella purezza della Luce Muhammadica dell’“Insan al-Kamil”, che il Mahdi Atteso (aj), il XII° Imam attuerà al momento del disvelamento successivo al tempo della sua occultazione, in una dimensione complessiva e collettiva. Dimensione quest’ultima anticipata dalla Comunità del Profeta (S) e dall’Imamato di ‘Ali (as), prefigurata oggigiorno dalla Repubblica Islamica dell’Iran, nel suo sforzo di ricostruzione islamica, ed attuato in guisa eminente nella persona di Muhammad (S) e nel pleroma della luce di tutti i 14 Purissimi (as).

Queste nostre asserzioni potrebbero apparire sin troppo audaci, se esse non fossero corroborate e dal senso generale dell’evento in questione, e dai tratti distintivi della figura di colui che n’è stato il principale protagonista e ispiratore, l’Imam Khomeyni la cui personalità si situa nella catena di trasmissione che lo ricollega direttamente al Profeta (S) e agli Imam (as), ed in primo luogo alla presenza reale, concreta e vivente dell’Imam Occulto (aj) nel nostro tempo.

Si tratta in definitiva dell’argomento del ruolo dell’Islam in generale nel mondo contemporaneo e della funzione e del significato che la Shi’a vi assume nell’ambito dello stesso universo islamico, in rapporto alle qualificazioni della figura dell’Imam Khomeyni, che ha saputo rendere concreto e sintetizzare nella sua persona tutto quest’ordine di realtà, fungendo da elemento ispiratore, e da promotore e da guida di un evento destinato a nostro avviso ad avere un’importanza decisiva anche in prospettiva escatologica.

L’Islam da sempre si è proclamato come il Sigillo della Rivelazione, intesa come la sequela delle effusioni dirette del fulgore divino nel mondo, che si riconnette, ravvivandosi e ripristinandosi, nella sua presenza, permanenza e completezza, al patrimonio sapienziale originario e principiale di cui l’Uomo Universale, plasmato nella pienezza della Luce Muhammadica, è depositario sin dai primordi. Questo fatto, di un’evidenza intuitiva per noi credenti, trova a posteriori un riscontro effettuale nel ruolo che l’Islam si è assunto in questa nostra età d’estrema decadenza spirituale, preconizzata dagli ahadith del Profeta (S) e degli Imam (as) e nelle narrazioni escatologiche delle altre religioni.

Il fatto è che l’Islam, in perfetto accordo con la circostanza di definirsi come l’ultima Legge Divina Rivelata, appare manifestamente investito del compito di dare battaglia in campo aperto alle forze della miscredenza in quest’ultimo scorcio dell’arco discendente delle vicende umane, destinato a lasciare il campo alla nuova pienezza d’effusione della grazia e della gloria divina sul mondo, che accadrà alla riapparizione dell’Imam Mahdi, che Iddio affretti la sua manifestazione. Giacché, come dice il Sacro Corano, “Creammo l’uomo nella forma migliore quindi lo riducemmo all’infimo dell’abiezione” (XCV, 4-5), ma l’Imam Mahdi (AJ) verrà, secondo un celebre hadith, “per colmare il mondo di giustizia e d’armonia dopo che esso sarà stato ricolmo di empietà e di tirannide”.

Questa coincidenza tra realtà di fatto e di principio, è riconosciuta dai detentori del potere mondialista che non possono fare a meno di vedere nell’Islam l’unico formidabile ostacolo alla realizzazione dei loro piani perversi, che mirano all’unificazione del mondo sotto il segno della miscredenza, dell’empietà e dell’ipocrisia, senza e contro Dio.

L’odio viscerale ed incontestabile contro la purezza e la pienezza dell’Islam va di pari passo con i loro propositi di realizzazione di quest’assurdo progetto, e si manifesta in un atteggiamento schizofrenico di violenza e d’irenismo in cui il tentativo di demolire con le aggressioni e con le stragi i principali centri di resistenza all’omogeneizzazione prevaricatrice del laicismo modernista d’Occidente, non disdegna d’accordarsi con una sorta d’umanitarismo pseudo pacifista, che si tenta d’insinuare in chi si vorrebbe rendere del tutto incapace di difendersi, sia materialmente che spiritualmente.

Tale strategia si tenta di applicarla all’interno della stessa Ummah Islamica, favorendo da un lato, contro l’unità dei credenti, la faziosità e la violenza di alcune sette eretiche che si pretendono depositarie della purezza della Rivelazione, e dall’altro canto l’irenismo umanitario di certe conventicole pseudo esoteriche, quasi sempre in prima linea a far la loro bella figura in tutte le celebrazioni dell’ecumenismo pacifista di maniera promosso da manutengoli dei poteri mondani del tutto aliene da ogni impegno politico e sociale, anche quando abbia le sue radici nella trascendenza, se non addirittura contrarie ad un’applicazione “esteriore” della Sharia nella sua interezza.

Era appunto questo il programma uniforme e desolante che si presentava agli occhi di un osservatore anche disattento prima che avesse inizio, almeno nel dominio esteriore, l’operato dell’Imam Khomeyni.

L’Umma Islamica, appariva stretta nella morsa di questi due estremi, con in mezzo tutta una massa inerte, capace sì in definitiva di sottrarsi all’influenza occidentale, ma impotente a reagire, del tutto incapace di difendersi se non passivamente.

L’Imam Khomeyni richiamò l’Ummah alla necessità di contrattaccare l’avversario in tutte le sue forme di aggressione e penetrazione, attuando l’Islam in tutta la sua compiutezza, che comprende anche il dominio politico e sociale, a procedere dal suo nucleo più squisitamente metafisico.

Dalla trascendenza, all’interiorità e alla concretezza effettuale del singolo, in sè e nei suoi rapporti interpersonali: è questa la completezza dei piani di realtà che la Rivoluzione Islamica si è impegnata a riconnettere ed a ricostruire, compiutezza nel contempo macrocosmica e microcosmica, che riguarda il mondo oltre che l’uomo, in virtù della funzione vicaria che esso vi ha nel cospetto di Dio. Questo sforzo, vale la pena ribadirlo, non ha altro senso che quello di un adeguamento almeno parziale allo stato primordiale, rinnovato nella sua perfezione dal Profeta (S) e dagli Imam (as), e di una prefigurazione di quello che estensivamente, nella sua compiutezza sia qualitativa sia quantitativa, potrà essere realizzato solo dall’avvento dell’Imam Mahdi (AJ).

L’Imam Khomeyni e la Rivoluzione Islamica in Iran formano un binomio indissolubile. Ogni sincero credente è conscio della qualificazione innanzitutto iniziatica e sapienziale della figura dell’Imam Khomeyni. La sua vita fu in definitiva sempre quella di un ‘arif, anche quando Iddio volle chiamarlo dal “passaggio negli statuti della molteplicità”, ovverosia a quella che a nostro avviso è una dimensione superiore della realizzazione iniziatica, all’apparente ritorno nel mondo di colui che, essendo del tutto assorbito in Dio, non può estinguersi nella Gloria dell’Essenza seguendone il moto creativo discendente.

Dall’altro canto la figura dell’Imam, seppure eccezionale, non è in definitiva che una delle tante personalità eminenti che lo hanno accompagnato, preceduto e seguito nell’ambito dell’universo tradizionale sciita, che per sua natura si riconnette al magistero infallibile di Muhammad (S) e dei dodici Imam suoi puri successori, che sono i depositari della Rivelazione Muhammadica dalla cui luce sapienziale essi traggono il proprio fulgore e costituiscono il tramite per gli uomini ordinari.

Ricconnessione che per lo Sciismo deve la sua vivente concretezza alla presenza reale nel mondo del XII Imam (AJ), sia pur nel suo temporaneo occultamento, ed alla funzione polare che gli deriva dalla sua qualificazione spirituale, dalla dimensione più squisitamente gnostica e iniziatica, sino alla sua stessa concretezza carnale.

E’ questo invero il Polo vivente cui sia la persona dell’Imam Khomeyni che l’Islam Sciita nel suo complesso hanno saputo riconnettersi, sotto il riguardo operativo oltre che dottrinale, ricollegamento che a nostro avviso ha assicurato trentaquattro anni or sono alla Rivoluzione Islamica il suo inaspettato trionfo, e che continuerà ad assicurarle, a Dio piacendo, vita e vittoria, sino al momento in cui l’Imam Occulto (AJ), disvelandosi, dissiperà le tenebre della miscredenza e dell’imperfezione, manifestando al mondo la Luce Muhammadica in tutto il fulgore della sua purezza. Sarà questa la vittoria definitiva della Legge di Dio, dei profeti (as) e in primo luogo di Muhammad (S) e della sua progenie benedetta, della sua Ahlul-Bayt (as).

Certo, prima d’allora si dovrà combattere, in noi stessi e fuori di noi, il piccolo ed il grande jihad.

La miscredenza intanto serra i suoi ranghi e moltiplica attacchi, insidie e seduzioni e suscita, di là dalle schiere dei credenti, nemici interni: governanti empi e corrotti ad essa completamente asserviti, affaristi senza scrupoli, cosiddetti “intellettuali laici” e “progressisti”, e via dicendo, e primi fra tutti taluni eretici settatori, degni eredi degli ebrei di Khaybar e degli ipocriti meccani e medinesi. Costoro, negando l’approssimazione a Dio per il tramite dei Suoi “Intimi”, ne negano la Volontà e la Parola, negano l’esegesi veridica, reale ed eminente del Sacro Corano nella persona del Profeta (S) e degli Imam (as), di cui rigettano il magistero sapienziale e giurisprudenziale, svuotandolo così d’ogni contenuto; e negano lo statuto simbolico della Rivelazione e della Creazione tutta negando l’effusione della Gloria Divina, e lasciando così il creato a sè stesso, finiscono con l’associarlo, nella sua inerzia priva di cause seconde, al Creatore stesso, a guisa di materia libera da ogni subordinazione ontologica: la peggiore forma di Shirk, l’unico peccato che non potrà mai essere perdonato!

Sulla base di questo rozzo dualismo materialistico, finiscono col negare l’intercessione degli Awliyaed il libero arbitrio! In effetti, questi gli irriducibili spregiatori degli onori dovuti agli Intimi di Dio si sono ridotti ad adorare al Suo posto i poteri di questo mondo, e continuano la loro opera d’oppressione e seduzione, senza rinunziare ad efferati atti di violenza antisciita, in combutta con la miscredenza che li finanzia, li arma e li protegge.

Ma nulla potranno alla fine tutti costoro, contro l’ineludibilità dela Volontà Divina, nè contro la Sua Luogotenenza, contro quell’Imam Vivente (AJ) grazie al quale l’Altissimo elargirà l’effusione definitiva della Sua Gloria, l’attuazione compiuta di quell’Islam che, avendo il Mahdi Atteso (AJ) per suo Polo, solo per suo tramite potrà perserverare sino ad essere alfine quel che è, ed assicurare al mondo il trionfo della giustizia e dell’armonia.

“Iddio ha promesso a quelli che credono e compiono il bene di farne i Suoi vicari sulla terra, come già fu per quelli che li precedettero, di rafforzarli nella religione che Gli piacque dar loro, e di trasformare in sicurezza il loro timore. Mi adoreranno senza associarMi alcunchè…” (Sacro Corano: XXIV, 55).

Fonte: http://www.islamshia.org/component/content/article/12-approfondimenti/456-nel-xxxivd-anniversario-della-rivoluzione-islamica-delliran.html


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