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Medio Oriente: i conflitti privano 13 milioni di bambini dell’istruzione

I conflitti che insanguinano Medio Oriente e Nord Africa hanno privato almeno 13 milioni di bambini di qualunque formazione scolastica; è quanto emerge da un rapporto dell’Unicef, l’Agenzia dell’Onu che promuove i diritti dei minori.

Secondo il documento, in Siria, Iraq, Yemen e Libia, sono oltre 8mila le scuole distrutte o ormai inutilizzabili per l’insegnamento; circa il 40% dei minori non è in condizioni di frequentare corsi d’istruzione e, a causa del progressivo peggioramento della situazione, nei prossimi mesi la percentuale è destinata a salire fino al 50%.

Per terroristi, bande di predoni, signori della guerra e milizie varie, è proprio la scuola ad essere un nemico, e gli insegnati un obiettivo primario da colpire. In quei Paesi, gli attacchi contro di loro si contano a centinaia: le uccisioni, i rapimenti, le violenze, gli arresti arbitrari di educatori sono divenuti una tragica routine. Per takfiri, qaedisti e banditi d’ogni genere, l’educazione è un avversario pericoloso da debellare, perché ostacola il loro proselitismo e getta i semi della rivolta contro i loro crimini.

Purtroppo, a causa delle sistematiche persecuzioni, sono migliaia gli insegnanti che sono stati costretti ad abbandonare il loro lavoro, aggravando ancor di più la situazione. Per citare il caso della Siria, provata ormai da quattro anni e mezzo da una guerra per procura alimentata dall’esterno che ha mietuto oltre 240mila vittime, i tantissimi bambini che sono riusciti a fuggire da quelle atrocità, sono finiti nella gran parte in campi profughi in Turchia, in Libano, in Giordania e altrove; nella maggioranza, il rapporto dice il 53%, non frequentano scuole né hanno alcuna istruzione.

Il loro caso è tutt’altro che isolato: nello Yemen martoriato dai bombardamenti sauditi; nella Libia insanguinata dalle eterne lotte fra le milizie; in Iraq, alle prese con la liberazione di vasta parte del Paese dai terroristi; a Gaza, ridotta a un ghetto invivibile dal blocco israeliano che impedisce la ricostruzione; e più lontano in vaste parti dell’Afghanistan, nel Sahel, in Nigeria, è lo stesso. È un attacco deliberato alla cultura ed alla conoscenza, portato da criminali che prosperano nell’ignoranza.

Secondo Peter Solama, Direttore dell’Unicef per il Medio Oriente e Nord Africa, a preoccupare non è solo la rovina dei sistemi educativi di tanti Paesi, quanto il fatto che un’intera generazione di giovani e giovanissimi studenti vede distrutte le proprie aspettative, il proprio futuro, costretta a lavorare in condizioni estreme, a fuggire o a combattere.

di Redazione

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