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L’Unione eurasiatica, opportunità ignorata dalle imprese italiane

di Federico Cenci

Non solo la politica, anche le aziende, in Italia, restano indifferenti alle opportunità suscitate dai nuovi equilibri che si vanno sviluppando oltre gli Urali. Dal 2012, tre attori dell’embrionale ma già vivace Unione eurasiatica – Russia, Kazakistan e Bielorussia – hanno dato vita a uno Spazio economico comune. Questo nuovo scenario garantirebbe alle nostre imprese, già radicate sul territorio russo, di proiettarsi in modo proficuo verso un mercato emergente, qual è il Kazakhstan, e verso un altro ancora poco esplorato, la Bielorussia. I dati, tuttavia, sembrano dimostrare che le imprese italiane sono attualmente poco inclini ad investire in quell’area: in un solo anno, dal 2011 al 2012, l’export italiano verso il Kazakhstan è calato di 51milioni di euro, 819 contro 768 dell’anno prima.

La crisi globale ha senz’altro costituito un deterrente, ma una maggior conoscenza dei vantaggi rappresentati dallo Spazio economico comune potrebbe dare rinnovato impulso agli investimenti. “Abbiamo 20mila esportatori italiani in Russia – spiega Marinella Loddo, dell’Istituto Commercio Estero – e tutti questi potrebbero trasferire a costo zero le merci negli altri due Paesi. Per bielorussi e kazaki, del resto, la Russia è ancora il paese di riferimento: quando all’Ice vogliamo fare promozione in Kazakhstan, ad esempio, delle scarpe italiane, è a Mosca che invitiamo gli operatori, non ad Astana”.

Più cauto ma comunque convinto dei vantaggi che un rapporto bilaterale con l’Unione eurasiatica comporterebbe alle imprese italiane è Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia nonché presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia. Egli rileva che “la piena realizzazione dell’Unione doganale richiederà alcuni anni, secondo una roadmap che prevede lo smantellamento già avviato di barriere tariffarie e non tariffarie, l’eliminazione di limitazioni anche burocratiche al movimento delle merci e all’insediamento di investimenti esteri e il completamento entro il 2020 delle procedure di armonizzazione delle leggi nazionali in campo bancario e assicurativo”. Fatta la dovuta precisazione, Fallico spiega che “l’Unione rappresenta è una opportunità importante per le imprese italiane, essendo un’area strategica per disponibilità di risorse e prospettive di crescita: tutte e tre le economie sono attese in crescita sostenuta nei prossimi anni”.

Sergio Forelli, partner dello studio legale Pavia e Ansaldo, presente a Mosca da più di vent’anni, aggiunge: “L’altro vantaggio per le nostre aziende è che lo statuto dell’Unione prevede che, qualora uno dei suoi membri fosse entrato nella Wto, i suoi effetti positivi si sarebbero riflessi all’interno di tutta l’area”. “E la Russia – aggiunge – è effettivamente entrata nell’Organizzazione mondiale per il commercio lo scorso agosto”.

Il seminario dal nome “L’Unione doganale tra Russia, Kazakistan e Bielorussia”, che si terrà giovedì 21 marzo, a Milano, sarà un’occasione di dibattito e confronto su come sta cambiando lo scenario internazionale, alla luce del nuovo spazio economico. L’evento può inoltre rappresentare il primo mattone di un rapporto commerciale, reciprocamente vantaggioso, tra imprese italiane e attori di questa emergente realtà eurasiatica.

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