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L’Ucraina ha scelto: no all’Unione Europea

di Mauro Indelicato

Segno dei tempi: è forse la prima volta che l’Unione Europea dichiara di lasciare le porta aperte ad uno Stato e quello Stato le sbarra con tanto di voto parlamentare. Ciò che è stato votato a Kiev ieri, ha una portata quasi storica: l’Ucraina ha detto no al proseguimento dei colloqui con l’Unione Europea per il suo ingresso tra i paesi membri.

Il pretesto è stato il divieto, dato dai parlamentari ucraini, di consentire all’ex premier, Yulia Timoshenko, di potersi curare all’estero, costringendola quindi a rimanere nelle carceri ucraine dove sta scontando una pena per corruzione. L’UE aveva posto come condizio sine qua non per continuare i trattati, proprio la possibilità da dare alla Timoshenko di potersi curare all’estero. Congelata quindi la domanda di adesione, il governo di Kiev ha in seguito dichiarato la disponibilità di trattare con Mosca la possibilità di entrare nell’area di libero scambio con Russia, Bielorussia e Kazakistan.

Del resto, da giorni a Kiev erano apparsi manifesti contro l’ingresso nell’UE, per timori tanto economici quanto sociali, a favore invece di un riavvicinamento con il partner storico e “naturale” della Russia, con il quale poter creare un’area economica alternativa all’UE, composta, come detto prima, dalle più forti economie ex sovietiche.

In piazza a Kiev, sono scesi però anche alcuni cittadini che hanno protestato contro la decisione del parlamento; secondo questi giovani, che ricordavano il nono anniversario della “rivoluzione arancione” attuata dall’ex presidente Yuskenko, non entrare nell’UE è stata un’opportunità persa per il paese. Le due anime dell’Ucraina a confronto quindi: da un lato, chi vede nella comunità europea un pericolo per la sovranità nazionale e nella Russia un grande alleato per il futuro, chi invece vuole una massiccia occidentalizzazione dell’Ucraina, al pari dei vicini baltici e della confinante Polonia.

Tra queste due anime, ha prevalso la prima: è il segnale questo di come l’Europa, quella “vera” e non quella di Bruxelles, guardi con più entusiasmo all’est, alla Russia di Putin, iniziando invece a vedere nelle malate istituzioni comunitarie un’intralcio ai propri interessi nazionali.

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