Libano: Usa e Israele vogliono una guerra civile

L‘illegale accordo firmato a Washington tra Usa, Israele e Libano, rappresenta una completa sottomissione delle autorità libanesi alla logica della tutela americana e la loro collusione con Israele contro la propria popolazione, che si aggrappa alla propria terra, rifiuta l’occupazione israeliana, si sacrifica, rimane salda e si rifiuta di sottomettersi.
I protagonisti di questa vergognosa resa incondizionata sono Nawaf Salam e Joseph Aoun, rispettivamente primo ministro e presidente del Libano. Questi due personaggi non rappresentano nessuno in Libano. Sono semplicemente l’espressione dei loro padroni-sponsor israelo-americani. A conferma della totale illegalità di questo accordo, evidenziamo il fatto che il governo libanese non è stato minimamente coinvolto nei negoziati.
Questi negoziati violano la Costituzione
Vale la pena ricordare che questi negoziati diretti con Israele trascendono le decisioni politiche immediate, toccando il cuore stesso del sistema costituzionale libanese. Questa opzione non può essere considerata semplicemente uno strumento tecnico per la gestione di un conflitto o per la risoluzione di una questione di confine; si tratta piuttosto di una linea d’azione con profonde implicazioni giuridiche e di sovranità, che incide sulla posizione dello Stato e sui suoi obblighi costituzionali.
I negoziati diretti, per loro stessa natura, presuppongono un rapporto di parità tra le due parti, il che, nel diritto internazionale, costituisce prova di riconoscimento reciproco, anche se non esplicitamente dichiarato. Ciò li pone in contrasto con i principi costituzionali e politici che da tempo costituiscono parte integrante dell’identità libanese. Tali negoziati sono pertanto considerati incostituzionali e una chiara violazione della Costituzione libanese.
Inoltre, i negoziati diretti sollevano un dilemma legato ai concetti di sovranità e integrità territoriale. Sedersi al tavolo delle trattative con una parte che occupa ancora parti del territorio libanese solleva seri interrogativi sulla compatibilità di questa opzione con il principio di non negoziabilità di qualsiasi parte del territorio nazionale. Inoltre, la mancanza di una demarcazione definitiva del confine e la disputa in corso su aree come le fattorie di Shebaa rendono qualsiasi negoziato diretto un passo rischioso che potrebbe portare all’imposizione di nuove realtà non compatibili con i diritti consolidati del Libano.
Semplicemente un inganno per il Libano
Questo “accordo quadro” introdurrebbe un “Gruppo trilaterale di coordinamento militare”, un teorico e parzialissimo ritiro israeliano in cambio di un dispiegamento dell’esercito libanese nelle zone dove opera Hezbollah. In poche parole, le autorità libanesi corrono in soccorso dell’esercito israeliano di cui Tsahal lamenta le azioni di resistenza armata sul proprio territorio.
Quel che resta del governo libanese ignora ciò che da mesi accade sul campo; oltre 4mila civili libanesi uccisi da Israele, 11mila feriti, un milione di rifugiati e il sud del Paese rasa al suolo. Nonostante ciò, il “duo della vergogna” Aoun-Salam, ha deciso di sottomettersi all’arroganza criminale di Usa e Israele. Il “premio” per tutto questo giochetto lo conoscono solo loro, ovviamente.
Il ruolo dell’esercito libanese
Come si tradurrà sul campo questo accordo? Difficilmente cambierà qualcosa: l’esercito libanese non ha l’interesse di aprire un conflitto interno con Hezbollah. A partire dai soldati stessi, che per almeno un quarto sono sciiti. Sicuramente, l’America farà pesare il supporto (mezzi e armi in disuso) che da decenni fornisce allo sgangherato esercito libanese. L’obiettivo oramai chiaro di Usa e Israele è quello di scatenare una guerra civile in Libano, per tentare ciò che sul campo non sono mai riusciti a fare: mettere fuori causa Hezbollah.
L’augurio è che la leadership militare libanese riesca a mantenere una propria autonomia decisionale e soprattutto, la volontà di non sparare sulla propria gente.
Chi difende realmente il Libano?
Riteniamo importanti le dichiarazioni rilasciate sabato dal deputato Mohammad Raad, capo del blocco Lealtà alla Resistenza (Hezbollah):
“La posizione delle autorità libanesi, così come espressa nella dichiarazione, va oltre la vergogna, il disonore e la meschinità, fino al punto di compromettere la sovranità del Libano, i diritti e gli interessi del popolo libanese, la sua dignità e le sue speranze, e di umiliarlo, ingannarlo e falsificare la sua libera e onorevole volontà nazionale. Il nucleo di questo accordo quadro, tuttavia, risiede nel suo scopo insidioso e sinistro: legittimare la continua occupazione israeliana del Libano e fornire una scappatoia che i firmatari della dichiarazione credono erroneamente permetta agli Stati Uniti di eludere il loro esplicito impegno nei confronti dell’Iran riguardo alla responsabilità di fare pressione su Israele affinché si ritiri completamente dal Libano e ne rispetti la sovranità e l’integrità territoriale.
Il preambolo di questo accordo quadro dichiara che il Libano, sotto l’egida americana, ha accettato le condizioni di ritiro israeliane e che entrambe le parti si sono impegnate a disarmare la Resistenza come preludio al ridispiegamento israeliano, non a un ritiro completo. Si tratta di un’affermazione inquietante, da respingere nella sua interezza, che rappresenta il grido di allarme in Libano e nella regione”.
di Redazione



