Libano sotto tutela saudita

Libano – L’Arabia Saudita ha consolidato il suo controllo sulle istituzioni politiche libanesi, con un alto funzionario saudita che di fatto gestisce gli affari governativi a Beirut, secondo un rapporto pubblicato dal quotidiano libanese Al-Akhbar. Il rapporto afferma che l’Arabia Saudita ha giocato un ruolo decisivo nell’elezione del presidente Joseph Aoun e nella nomina del primo ministro Nawaf Salam, informando in anticipo il Qatar e personalità libanesi che Najib Mikati non sarebbe rimasto premier.
Da allora, Riyadh ha imposto la sua volontà a Beirut senza incontrare una significativa opposizione, in particolare dopo l’assassinio terroristico del leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, un evento celebrato in Arabia Saudita insieme agli Stati Uniti e ai territori occupati da Israele.
Yazid bin Farhan, identificato come un importante funzionario saudita, è tornato in Libano per quella che le fonti descrivono come una nuova missione. Secondo il rapporto, Bin Farhan sta cercando di ottenere un importante accordo politico: estendere la legislatura libanese fino al 2030 in cambio di un rimpasto di governo che porterebbe il Movimento Patriottico Libero al potere, mantenendo Salam come primo ministro fino alle prossime elezioni.
Forti ingerenze sulla vita istituzionale del Libano
Il rapporto afferma che Bin Farhan può gestire le sessioni del governo libanese, influenzare i voti parlamentari, dirigere le operazioni all’aeroporto di Beirut e accelerare gli accordi al porto con un semplice messaggio di testo.
Si dice anche che l’Arabia Saudita abbia fatto pressioni sul Qatar affinché interrompesse ogni rapporto con le forze politiche libanesi e abbia incaricato i suoi alleati di evitare rapporti con gli Emirati Arabi Uniti, in seguito a una recente visita di una delegazione commerciale emiratina. Il timore di un crollo del governo di Salam ha spinto l’Arabia Saudita a intervenire rapidamente, afferma il rapporto.
Quando alcuni partiti libanesi hanno cercato di fissare una data per una sessione di governo per valutare l’operato del gabinetto – una mossa che avrebbe potuto portarne alla caduta – Riad avrebbe avvertito il presidente Aoun che il crollo del governo era inaccettabile e avrebbe mobilitato gli alleati parlamentari per impedirlo. Secondo il rapporto, Bin Farhan ha addirittura inviato un osservatore per monitorare i parlamentari durante la sessione, mentre anche gli Stati Uniti si sono mobilitati.
Il governo di Salam ha ottenuto solo 68 voti, un dato che il rapporto definisce un segnale preoccupante: in un momento eccezionale, il primo ministro potrebbe cadere con meno della metà dei voti del parlamento.
Il rapporto afferma inoltre che l’Arabia Saudita teme il ritorno dell’ex primo ministro Saad Hariri, che conserva una notevole influenza nella comunità sunnita libanese. Prolungare la legislatura fino al 2030 eliminerebbe di fatto qualsiasi prospettiva di un ritorno politico di Hariri, preservando gli accordi di Riad a Beirut.
di Redazione



