Libano: disegno di legge per mettere al bando Hezbollah

Libano – Esiste un piano guidato dalla destra cristiana libanese per mettere al bando Hezbollah. Il piano si basa sul presupposto che, se il processo di indebolimento e isolamento del Partito di Dio, sia internamente che esternamente, avrà successo, si cercherà di minare i poteri del presidente Aoun, o addirittura di rimuoverlo dalla scena, in preparazione di una ristrutturazione dell’autorità.
In questo contesto, alcune fonti indicano che l’attenzione si sta concentrando sulla possibilità di proporre nomi alternativi, in particolare quello di Samir Geagea, nell’ambito di uno scenario predefinito.
Le informazioni aggiungono che il successo di questo scenario è legato all’esito dell’aggressione israeliana contro il Libano e ricalca l’esperienza dell’ascesa al potere di Bashir Gemayel, in termini di convergenze regionali, sostegno israeliano e coinvolgimento di alcune potenze del Golfo all’epoca.
Libano nelle mani Usa
In seguito alla decisione del Ministro degli Esteri delle Forze Libanesi, Youssef Raji, di revocare la licenza all’ambasciatore iraniano Mohammad Sheibani e di concedergli tempo fino a domenica per lasciare il Paese, il Ministro della Giustizia Adel Nassar, affiliato al partito Kataeb, sta lavorando a una bozza di legge per mettere al bando il partito di Hezbollah e considerarlo un’anomalia al di fuori del quadro giuridico.
Secondo le fonti, l’Arabia Saudita è la principale forza trainante di queste iniziative, con la conoscenza e l’approvazione sia del primo ministro libanese Nawaf Salam che del Presidente Joseph Aoun. Le informazioni suggeriscono che Aoun sia apparso esitante o imbarazzato nell’approvare questi provvedimenti, senza tuttavia opporsi esplicitamente, mentre Salam ha espresso un chiaro sostegno, preferendo che i ministri delle Forze Libanesi e del Partito Kataeb assumano la guida politica, in previsione di potenziali ripercussioni sulla sicurezza.
Le fonti aggiungono che questo piano non è una decisione improvvisa, ma è stato preparato in anticipo in coordinamento con gli ambasciatori dell’Arabia Saudita e degli Stati Uniti d’America.
di Redazione



