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11 settembre e le implicazioni saudite

Da un documento di 47 pagine, recentemente declassificato, emergono una serie di implicazioni dell’Arabia Saudita negli attentati dell’11 Settembre. Dalle informazioni contenute nel documento, a suo tempo predisposto dall’Fbi, si apprende che un operativo di Al-Qaeda, Ghassan al-Shabi, successivamente catturato in Pakistan ed inviato a Guantanamo, era in possesso di un biglietto aereo ritirato in una busta presso l’Ambasciata saudita a Washington. All’uomo, che è andato a scuola di volo insieme ai dirottatori dell’11 Settembre ma non ha partecipato attivamente agli attacchi, la busta con il biglietto è stata trovata al momento dell’arresto insieme ad altri documenti.

Dal dossier dell’Fbi si evincono numerosi collegamenti di personalità saudite con gli attentati che hanno permesso una svolta alla storia del mondo:

  • Abdullah bin Laden, fratellastro di Osama, era stato assegnato all’Ambasciata saudita di Washington come funzionario;
  • Hamad Alotaibi, assegnato alla missione militare saudita presso l’Ambasciata di Washington, è stato visitato da un dirottatore dell’11 Settembre;
  • Mohammed Fakihi, diplomatico saudita presso l’Ambasciata di Berlino: il suo biglietto da visita è stato trovato indosso a un complice dei dirottatori;
  • Mohammed Al-Qudhaeein e Hamdan Al-Shalawi, due studenti sauditi sospettati d’aver partecipato ad una prova degli attentati dell’11 Settembre, con un volo nel 1999. I due studenti hanno dichiarato che erano stati invitati a partecipare ad una festa presso l’Ambasciata saudita di Washington, che aveva pagato il loro biglietto.

Rapporto della Commissione 11 Settembre

Il documento declassificato è al centro dell’attenzione del Congresso Usa; in piena campagna elettorale, i congressisti stanno esercitando forti pressioni perché si declassifichino le restanti 28 pagine del Rapporto della Commissione 11 Settembre, in cui probabilmente sono dettagliate le connessioni fra personalità saudite e la cospirazione alla base degli attentati.

Il regime saudita, dinanzi alla prospettiva d’essere trascinato in giudizio, ha minacciato di liquidare le centinaia di miliardi di titoli di Stato americani se la legge dovesse passare. Al momento probabilmente un bluff, perché la svendita dei titoli risulterebbe disastrosa non solo per il Tesoro Usa, ma soprattutto per la corte saudita che attraversa una situazione finanziaria critica a seguito del crollo delle quotazioni del petrolio e delle enormi spese fuori controllo che continua a sostenere.

Non è tuttavia escluso che con la pubblicazione delle 28 pagine secretate, possano essere rese pubbliche quelle complicità che hanno permesso un’era di politiche scellerate. Una simile eventualità potrebbe segnare l’occasione per una definitiva frattura fra i vecchi interessi Usa, ormai troppo scomodi, e i nuovi, lasciando la casa reale saudita sempre più isolata.

di Salvo Ardizzone

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