Lavoro, in Italia un dramma mai risolto

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L’ultima notizia in ordine di tempo che riguarda il sistema lavoro è quella della prossima chiusura dello stabilimento della Whirlpool, ennesimo gioco di prestigio della politica italiana che non è riuscita o non ha voluto mettere l’impegno necessario per far sì che i posti di lavoro fossero salvaguardati. Ci si ritrova sempre allo stesso punto in un macabro gioco dell’oca dove le pedine sono i lavoratori e le mani che le manovrano quelle delle aziende asservite alla malsana logica del capitalismo e della Malapolitica. Quanto conta il lavoro in Italia ed è davvero una priorità della politica difenderlo? Il lavoro è materia fondante della nazione tanto da comparire nell’articolo 1 della Costituzione italiana ma è li che rimane. Una lettera morta che torna in vita solo per la mera propaganda politica.

Lavoro, il dramma dell’Ilva

8.220 famiglie, 15mila se considerato l’indotto, 120mila con l’intera filiera siderurgica, stiamo parlando di Taranto e dell’Ilva. Il ministro Luigi Di Maio, che appena tre mesi fa concordava con l’Ilva una salvaguardia penale-ambientale in modo da consentire il piano industriale, giorni fa cancella quell’immunità tramite un emendamento che viene votato con la fiducia dal Senato con l’Arcelor Mittal che comunica il taglio della produzione con 6mila esuberi e l’arrivo di un nuovo Ceo che deve gestire la fuga da Taranto. Una sorta di ammuina che pianta una bandierina piena di demagogia che riesce, apparentemente, a salvare l’azione dei 5 Stelle ma che è del tutto inutile visto che Arcelor Mittal ha già deciso di abbandonare Taranto ed i lavoratori al loro destino.

Per rimanere nella martoriata città di Taranto, dal 2012 sono andati in fumo 16miliardi di euro con un’Italia che è tornata ai livelli pre recessione 2008 con 23,3milioni di occupati ma con un monte ore lavorative perse che affiora a 1,8miliardi. C’è da tenere in considerazione che per l’Istat risulta occupato colui che ha lavorato anche solo un’ora in una settimana ed è presto svelato come sono cresciuti solo i part time involontari. Contemporaneamente si incrementano le fila dei “working poor”, ossia di coloro che hanno un lavoro ma che non riescono a raggiungere uno stile di vita dignitoso. Una situazione incresciosa che riguarda da vicino un italiano su dieci, il 12% dei lavoratori versa in questa situazione. Le cause? Tre principalmente: bassi salari, maggiori spese, discontinuità dell’impiego.

I freddi numeri

I freddi numeri parlano chiaro: 144mila in più sono i lavoratori a tempo parziale, 104mila in meno quelli a tempo pieno, ma sono i dati dell’Ocse a far tremare le vene ai polsi visto che nei prossimi 5 anni il 15% della mano d’opera sarà sostituita dai robot, con tutto quello che ne conseguirà.

Incapacità politica

La politica ha provato a mettere delle pezze, ma le falle nel mondo del lavoro sono talmente tante ed ampie che è quasi impossibile risolvere la situazione con pratiche omeopatiche. Come panacea di tutti i mali è stato sbandierato il “Reddito di Cittadinanza”. I numeri parlano chiaro: su 982mila beneficiari del Reddito i centri di impiego sono riusciti a collocarne solo 50mila. Palliativi, acqua e zucchero per curare un cancro che è già andato in metastasi.

E nella manovra del governo “giallo-rosso”? Niente di trascendentale, un leggero taglio al cuneo fiscale ma niente sulle politiche del lavoro e niente per i giovani, che sempre in maggior numero abbandonano la propria città per andare ad offrire mano d’opera all’estero.

di Sebastiano Lo Monaco

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