Lampedusa. Tra business e disperazione entra in scena l’ipocrisia made in Italy

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di Mauro Indelicato

A Lampedusa sta andando in scena l’ennesimo ipocrita teatrino che ha, come palese obiettivo, la strumentalizzazione della disperazione di diversi cittadini africani per arrivare a sfruttare in maniera più energica il grosso e fiorente business relativo all’immigrazione. Ad Agrigento invece, il Procuratore della Repubblica, Renato Di Natale, nel corso della conferenza di fine anno, afferma ciò che in molti pensano e ciò che potrebbe essere emblematico dell’attuale situazione: “Il Cie di Lampedusa è stato visitato da politici di alto rango pochi giorni fa. Strano che non si siano accorti delle reali condizioni prima del video del TG2”.

In effetti, facendo due calcoli, dal 3 ottobre in poi, data della tragedia in cui dinnanzi la più grande delle Pelagie sono morte 366 persone, dal Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, fino al neo segretario del Pd, Matteo Renzi, in molti si sono recati presso il Cie; soltanto adesso, dopo il video in cui si evince un trattamento non propriamente consono verso alcuni degli ospiti, scattano fuori polemiche, dichiarazioni e, in poche parole, strumentalizzazioni. Strumentalizzazioni che, in questi giorni, hanno ottenuto due effetti: uno, far distogliere lo sguardo dell’opinione pubblica sui temi principali che riguardano l’immigrazione e cioè il controllo delle frontiere, le guerre che in Africa crescono giorno dopo giorno (non ultime, le crisi scoppiate in Sud Sudan e nella Repubblica Centrafricana), per colpa delle quali milioni di africani vedono negato il proprio diritto a vivere nelle proprie terre, e la gente nemmeno sospetta quanti e quali interessi dei governi che si dicono indignati dal video di Lampedusa esistono dietro questi conflitti innescati ad arte dalle cancellerie occidentali.

Il secondo obiettivo, è più propriamente politico e serve per cercare di convogliare un bel gruzzolo di voti attorno alle tragedie dell’immigrazione; politici che sfornano dichiarazioni ogni giorno, che spingono per la revisione della famigerata Bossi–Fini, con toni da vera e propria campagna elettorale. Il dramma dell’immigrazione, è sempre più uno squallido business politico ed economico; lo Stato spende un miliardo di Euro per l’accoglienza ed il mantenimento degli immigrati nel nostro territorio, di fatto è un maxi appalto pubblico che, di questi tempi, fa gola a molti.

Cooperative, associazioni, enti, comunità, in molti guadagnano soldi facili dal dramma dell’immigrazione. Forse allora, si capisce come mai le prime pagine dei media tradizionali puntano più al dramma dell’immigrazione che a quello, ben più grave per il nostro Paese, dell’emigrazione: ogni giorno, dall’Italia vanno via giovani, laureati, tutta gente che farà la fortuna di Paesi stranieri e che, andando via da qui, desertifica intellettualmente la patria della cultura classica. Ed è questo l’obiettivo: un’Italia prima di intelligenze e sempre più in balia di interessi internazionali potenti; da Lampedusa, l’onda di questo programma e di questo business, sembra molto più forte ed alta anche del più terrificante degli tsunami.

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