Cultura

La strumentalizzazione del corpo femminile

di Elisa Rapisarda
“La mia impressione è che il femminismo, dopo importanti battaglie per il divorzio e l’aborto, non esista più” afferma Emma Bonino, attuale ministro degli esteri, per commentare un argomento più che attuale: la strumentalizzazione del corpo della donna.
1946/1948 le donne partecipano alle elezione per l’assemblea costituente e alle elezioni politiche, muovono quindi i primi passi per ottenere il diritto a una reale uguaglianza con gli uomini, rivendicato nel 1968.

XXI secolo: l’immagine della donna volge al totale cambiamento.
Queste date oltre alla figura della donna, hanno in comune i giornali e la televisione che, se nel XXI secolo erano stati i principali mezzi di diffusione per favorire la nascita dell’opinione pubblica in favore dell’emancipazione, adesso sfoggiano corpi nudi e perfetti di belle donne per aumentare gli ascolti e l’interesse dei lettori.
Varie sono le pubblicità che in questi anni hanno abusato della figura femminile, è il caso di uno spot che pubblicizzava un famoso marchio di auto con la frase: “Una bmw di seconda mano è come una bella donna. Tu sai che non sei il primo ma provi comunque piacere”. Uno spot “menshealth” recitava invece “se lei fa dello sport è solo per piacere a voi, uomini” come se la donna esistesse solo per soddisfare i bisogni dell’uomo e non fosse dotata di virtù se non legate al proprio fisico, che però sono destinate a svanire col passare del tempo.
È per questo che la donna ha paura di invecchiare e trova conforto nella chirurgia plastica che deforma i suoi tratti sino a renderla irriconoscibile.

Lorella Zanardo in un documentario dedicato al corpo femminile dice: “Ridotta e autoridottasi a oggetto sessuale, impegnata ad una gara contro il tempo che la costringe a deformazioni mostruose, costretta a cornice e assunta al ruolo di conduttrice in trasmissioni inutili dove mai è richiesta alcuna competenza”.
Una realtà che vediamo ogni giorno, immagini tanto frequenti a tal punto che il pubblico e i lettori sono abituati, infatti sfogliare un quotidiano e trovare il lato b di una donna raffigurato per tutta la pagina non desta scalpore, vedere delle donne dello spettacolo che hanno subito interventi chirurgici è normale, anzi è raro vederne una che accetti che le prime rughe solchino il suo viso.

A proposito ricordiamo Anna Magnani che al truccatore che prima del ciak le stava coprendo le rughe disse: “Lasciamele tutte, ci ho messo una vita a farmele”, mentre oggi le donne sembrano aver paura di far trasparire anche una sola ruga, ciò si ricollega all’immagine di queste che viene ridotta solo al bel corpo.
Una strumentalizzazione che ha inizio nella mente di quelle donne che non accettano se stesse e ricorrono a interventi chirurgici così da diventare perfette e poter apparire in programmi televisivi in cui la loro dignità sembra scomparire. Dunque le donne che tanto avevano lottato per ottenere i propri diritti sono adesso colpite da un radicale mutamento della loro immagine.
Concludo citando una frase tratta dalla “Canzone del sole”, uno dei più celebri testi cantati da Lucio Battisti: “Cosa vuol dir sono una donna ormai?”.

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