Medio Oriente

Khamenei assassinato: hanno firmato la loro condanna

Era stata dichiarata una linea rossa, e seppur commettendo un errore strategico di cui sconoscono ancora oggi le conseguenze, Usa e Israele l’hanno superata. Il leader della Rivoluzione Islamica, l’ayatollah Seyyed Ali Khamenei, è stato assassinato ieri durante gli attacchi aerei israelo-americani che hanno preso di mira il suo ufficio nel centro di Teheran. Il leader è stato ucciso insieme alla figlia, al genero, al nipote e alla nuora.

Un team composto dal presidente Masoud Pezeshkian, dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Eje’i guiderà il Paese fino a quando l’Assemblea degli esperti non sceglierà il prossimo leader, ha affermato Mohammad Mokhber, principale collaboratore dell’ayatollah Khamenei.

Nel corso degli attacchi sono stati uccisi anche il comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, generale Mohammad Pakpour, e il segretario del Consiglio di difesa iraniano, contrammiraglio Ali Shamkhani.

Milioni di iraniani sono scesi in piazza nelle prime ore della mattina per commemorare il martirio dell’Ayatollah Khamenei. L’Iran ha annunciato un periodo di lutto nazionale di 40 giorni. Le conseguenze per questo ennesimo vile crimine, decreteranno la fine di quel “progetto criminale” che da oltre 80 anni semina morte e terrore in tutto il Medio Oriente.

L’ayatollah Seyyed Ali Khamenei è morto così come muore un nobile comandante, saldo al comando della sua nazione e al fianco del suo popolo. Nelle stesse ore del suo assassinio, un vile criminale senza dignità fuggiva dal suo Paese in aereo per mettersi al riparo all’estero, abbandonando il suo illegale e criminale “Stato”.

Eredità di Sayyed Khamenei

All’età di 86 anni, Sayyed Ali Khamenei ha guidato la Repubblica Islamica dell’Iran fin dai primi giorni dell’era post-rivoluzionaria, attraverso decenni di lotte e trasformazioni. Dopo aver preso parte alla Rivoluzione del 1979 che rovesciò l’oppressiva monarchia Pahlavi sostenuta dagli Stati Uniti, ha ricoperto la carica di presidente per gran parte degli anni ’80, prima di essere nominato leader dell’Iran nel 1989, in seguito alla morte di Sayyed Ruhollah Khomeini.

Divenne la massima autorità del sistema politico e religioso iraniano, plasmando la politica interna, supervisionando le istituzioni nazionali e dirigendo l’orientamento strategico dell’Iran per quasi quattro decenni.

Durante la sua leadership, ha mantenuto la sovranità dell’Iran di fronte alle pressioni internazionali, ha guidato il Paese attraverso conflitti regionali e ha promosso alleanze con movimenti e governi in tutta l’Asia occidentale.

Il suo mandato ha inoltre supervisionato sviluppi significativi nel programma nucleare iraniano e nell’espansione del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica come elemento centrale della difesa nazionale e dell’influenza regionale, rendendolo una delle figure più significative nella storia contemporanea iraniana e regionale.

di Redazione

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