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Israele vende sofisticati sistemi di spionaggio ai sauditi

Arabia Saudita ed Israele hanno segretamente raggiunto un accordo che prevede la vendita di un’avanzato sistema di spionaggio, per un valore pari a 250 milioni di dollari. La notizia è stata riportata dal Jerusalem Post che cita a sua volta Al-Khaleej, sito Internet d’informazione emiratino, il quale fa riferimento a incontri strettamente privati avvenuti a Londra e Washington tra funzionari sauditi ed israeliani, alla presenza di mediatori europei.

Israele“Alcuni dei sistemi di spionaggio, tra i più sofisticati mai venduti da Israele ad un Paese arabo, sono già stati trasferiti in Arabia Saudita e messi in funzione, dopo che un team di tecnici sauditi è stato formato e istruito sulle operazioni necessarie ad utilizzarli”, continua il quotidiano israeliano.

Non è un caso unico ed isolato: lo scorso mese Ryadh ha acquistato il sistema missilistico “Iron Dome” da Tel Aviv, operazione nell’ambito della quale gli Stati Uniti hanno giocato il ruolo di mediatori, organizzando incontri segreti tenutisi presso la capitale statunitense.

Ufficialmente, il Regno degli Al Saud e lo Stato di Israele non intrattengono relazioni diplomatiche, ma le ultime notizie suggeriscono uno scenario ben diverso. I due regimi starebbero operando “dietro le quinte” al fine di stabilire contatti formali, tesi ad avviare un’ampia e fruttuosa cooperazione militare.

Gli analisti politici interpretano la strategia dell’Arabia Saudita, impegnata nello stringere accordi sottotraccia con Israele, cercando di costituire un contropotere a fronte dell’azione politica della Repubblica Islamica iraniana, quale elemento destinato a minare gli sforzi della comunità internazionali intesi ad isolare Tel Aviv e, di conseguenza, compromettere i passi in avanti di coloro i quali supportano la causa palestinese.

Gli eventi degli ultimi mesi si inseriscono nel contesto dell’uccisione del dissidente saudita Jamal Khashoggi, annunciata pubblicamente dalla televisione di Stato saudita ben diciassette giorni dopo la scomparsa nel consolato di Istanbul, rispetto alla cui condanna Israele si è mostrato assai reticente, intorbidendo ancora di più le acque con la notizia della visita del Primo Ministro Netanyahu, accompagnato da una delegazione di funzionari, in Oman. Una visita inaspettata ad un Paese arabo, la prima dal 1996, che ha colto di sorpresa la stampa mondiale, seguita da numerose altre notizie inattese, le quali sembrano confermare i “flirt” tra il regime di Tel Aviv e i dignitari sauditi.

di Vanni Rosini

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