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Israele stanzia 17 miliardi di dollari per la “giudaizzazione” di Gerusalemme

di Manuela Comito

Mohammed Sabih, vice segretario generale per gli affari palestinesi e dei territori arabi occupati della Lega Araba, ha espresso profonda preoccupazione per il tentativo israeliano di “giudaizzazione” di Gerusalemme. Sabih ha dichiarato che sono stati stanziati dal governo di Tel Aviv oltre 17 miliardi di dollari, destinati alla demolizione delle abitazioni palestinesi a Gerusalemme Est e alla riedificazione di nuove strutture destinate agli israeliani, e ha fatto appello alla comunità internazionale, affinché difenda i diritti della popolazione araba.

Lunedì 22 dicembre sono stati notificati nuovi ordini di demolizioni e secondo l’Israeli Committee Against House Demolitions, un’organizzazione che dal 1997 opera a difesa dei diritti dei palestinesi, durante il 2014 sono state demolite 360 strutture di proprietà della popolazione araba, con lo solo scopo di espandere gli insediamenti israeliani, privando i palestinesi di tutto.

Il dottor Jeff Halper, co-fondatore e presidente dell’Icahd, nella sua accurata analisi “Demolire le case, demolire la pace” ha scritto: “La demolizione delle case è solo la parte ‘visibile’ del problema. A seguito del processo che Israele chiama ufficialmente “giudaizzazione”, il 40% dei residenti ebrei di Gerusalemme vivono nella parte palestinese della città, in insediamenti in continua espansione e obbligano i palestinesi a vivere confinati in una sorta di ghetto e questa è l’altra faccia del problema delle demolizioni: la de-arabizzazione, ossia mantenere la popolazione palestinese della città (un terzo della popolazione di Gerusalemme) in condizioni di estrema indigenza e precarietà. A tal proposito è sufficiente confrontare le infrastrutture di Gerusalemme ovest (israeliana) con quelle della parte est (araba) della città. Inoltre Tel Aviv persegue da sempre una dichiarata politica razzista di mantenimento di un 72% di maggioranza degli ebrei rispetto agli arabi a Gerusalemme. A tale scopo opera su due fronti: se da un lato demolisce le abitazioni dei palestinesi, dall’altro nega loro i permessi di costruzione e riedificazione e ciò ha portato ad una carenza di circa 25mila unità abitative nel settore palestinese. Le demolizioni, obbligatorie secondo il governo israeliano per abbattere costruzioni definite ‘illegali’, altro non sono che uno strumento di vera e propria pulizia etnica”.

Nel corso degli ultimi decenni, Israele ha cercato di cambiare la composizione demografica di Gerusalemme Est, con la costruzione di insediamenti illegali, la distruzione di siti storici e l’espulsione della popolazione palestinese locale.
Più di mezzo milione di israeliani vivono in insediamenti illegali costruiti dopo l’occupazione della Cisgiordania e di Gerusalemme Est nel 1967.

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