Israele è pronto per la guerra?

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Beirut – Le prime crepe nell’armatura militare d’Israele risalgono agli anni ’80 con la nascita della Resistenza popolare durante l’invasione del Libano. Nel 2006, la sua aura di invincibilità è andata in frantumi quando Hezbollah ha sconfitto “uno degli eserciti più forti del mondo”, alterando per sempre il paesaggio geopolitico della regione. Negli ultimi anni, scandali e storie di disfunzionalità all’interno delle forze armate israeliane sono all’ordine del giorno. Ma lo smascheramento della mancanza di preparazione dell’esercito per la guerra è ancora un pugnale nel cuore per i funzionari di Tel Aviv. Così, quando il difensore civico militare israeliano Yitzhak Brick ha pubblicato il suo secco rapporto annuale nel giugno di quest’anno, ha sconvolto l’intero apparato militare.

ISRAELECarenza, incompetenza e mucchio di spazzatura

Il rapporto di Brick, che conclude che Israele non è preparato per alcun futuro scontro militare, getta i riflettori sul puro livello di incompetenza tra i soldati israeliani e i loro “mediocri ufficiali” che rivelano regolarmente la loro posizione usando WhatsApp. Inoltre, indica la mancanza di attrezzature idonee all’uso operativo, la grave carenza di personale medico nonché gravi carenze di personale, specialmente nelle unità di combattimento.

Mentre i suoi risultati si sono fatti strada nella Knesset israeliana per il dibattito, i colleghi generali di Brick lo hanno accusato di occuparsi di questioni al di fuori della sua giurisdizione e hanno cercato di minimizzare l’intera faccenda. Il profondo turbamento tra le fila dell’esercito israeliano nasce un documento redatto dal suo capo di stato maggiore, Gadi Eizenkot.

Eizenkot dichiara ai ministri del governo israeliano e ai membri del Comitato per gli Affari esteri e la difesa della Knesset che il suo esercito è “ad un alto livello di preparazione e prontezza per la guerra”. Sebbene Eizenkot non menzioni mai il rapporto di Brick, le recenti critiche del difensore civico hanno chiaramente colpito un nervo scoperto all’interno dell’establishment militare israeliano. A peggiorare le cose, Brick, che ha preso parte a quasi tutte le invasioni lanciate da Tel Aviv, non può essere liquidato come un traditore o inesperto. Ma i problemi di Gadi Eizenkot e quelli dei suoi generali non finiscono qui.

Poco dopo la pubblicazione delle scoperte di Brick, il portale israeliano MIGnews ha iniziato a far circolare reazioni da parte di anonimi agenti israeliani che hanno appoggiato senza riserve le conclusioni del rapporto. “Nulla può essere criticato, né è permesso parlare apertamente di problemi esistenti”, ha riferito il sito citando uno dei comandanti di brigata israeliano. “I generali si scambiano presentazioni che mostrano come tutto sia meraviglioso, che non ha nulla a che fare con la realtà”, ha aggiunto. “Siamo stati trasformati in un mucchio di spazzatura”.

Secondo l’accurato sistema di classificazione Global Firepower (Gfp), l’esercito israeliano non è ancora esattamente un “mucchio di spazzatura” ma sta scivolando nelle classifiche. Il Gfp, che fornisce una visualizzazione analitica unica dei dati relativi a 136 eserciti moderni, classifica ciascuno in accordo con le loro potenziali capacità di guerra su terra, mare e aria. Sebbene l’attenzione si concentri sulle armi convenzionali, agli eserciti noti per le loro capacità nucleari vengono automaticamente dati alcuni punti in più, sottolineando che l’esercito israeliano è in condizioni ancora peggiori di quanto suggerito dalla classifica.

Nel 2014, Gfp ha classificato Israele all’11° posto. Quest’anno, è il 16°. I dati del Gfp, sebbene di natura leggermente diversa rispetto alle scoperte di Brick, espongono anche le carenze dell’esercito israeliano. Nell’esaminare la salute finanziaria di Israele, Gfp osserva che l’enorme budget di difesa di 20miliardi di dollari di Tel Aviv è solo eclissato dal suo debito estero di 93.020milioni di dollari.

Nel frattempo, la “disponibilità” israeliana di ricorsi naturali – il petrolio è l’ancora di salvezza di ogni guerra – avrebbe difficoltà a soddisfare i bisogni delle forze armate durante un conflitto prolungato, dato che il consumo attuale è di ben 240mila bbl/dy. E poi c’è la vastità dei militari: 170mila persone attive e 445mila riservisti.

Gli esperti sostengono che i grandi eserciti richiedono uno stato di guerra costante per evolversi e garantire la loro superiorità. Sfortunatamente per le forze israeliane, correre in giro per la Cisgiordania occupata e sparare agli adolescenti disarmati non si qualifica esattamente come una dimostrazione eccellente in una guerra esemplare.

Israele, nessuna causa per cui combattere   

Dopo la presentazione del rapporto di Brick, Gadi Eizenkot era ansioso di mettere in mostra le capacità del suo esercito durante le massicce esercitazioni che simulavano la guerra con Hezbollah. “Ci sono stati incredibili progressi nelle nostre capacità. Se guardi intorno a 150 chilometri intorno a noi, non troverai una brigata o un corpo forte come questi”, dichiarò in quel momento al Jerusalem Post.

L’esercitazione, arrivata esattamente 12 anni dopo che Israele ed Hezbollah hanno combattuto la loro ultima guerra, hanno contribuito solo ad alimentare le speculazioni su un possibile attacco israeliano. Tuttavia, le esercitazioni, proprio come la retorica di Eizenkot, sono più probabilmente mirate a lucidare l’immagine dei militari israeliani piuttosto che i segni di un esercito mal preparato che si prepara alla guerra.

Certo, Tel Aviv potrebbe sempre ricorrere a un attacco nella speranza di dimostrare che è ancora la superpotenza regionale. Ma dato lo stato attuale delle cose, tali avventure militari sicuramente finirebbero in un disastro.

Forse il segretario generale di Hezbollah, Sua Eminenza, Sayyed Hassan Nasrallah, lo ha detto meglio. “Oggi scopriamo attraverso gli studi diffusi dai media israeliani che la vera crisi dell’esercito israeliano deriva dall’elemento umano”, ha dichiarato Sayyed Nasrallah in un discorso del mese scorso. “I giovani israeliani preferiscono andare in unità non combattenti perché mancano di motivazione e il loro senso del sacrificio sta scomparendo. Non c’è più una causa in cui credono e sono pronti a combattere. La nostra forza è qui in queste generazioni di giovani sinceri e fedeli che sono pronti a sacrificarsi”, ha dichiarato Nasrallah.

di Giovanni Sorbello

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