Israele massacra soccorritori

Il regime di Israele non si nasconde più, dopo aver mostrato al mondo intero cosa è in grado di infliggere a gente inerme, adesso ammette di aver fatto fuoco sulle ambulanze, di aver ammazzato medici. La scorsa settimana ha giustiziato 15 membri della Mezzaluna rossa e della Protezione civile scomparsi a Gaza.
Morti in assenza di diritto
Inutile parlare di “Diritto internazionale” e di “Diritto umanitario” perché tanto, per Israele, non conta. I corpi dei quindici soccorritori sono stati occultati con i bulldozer, il tutto sotto la placida ammissione dell’esercito israeliano.
Lo stile comunicativo della banda sionista è il solito: gelido, formale, burocratico, dove si ammette che si è trattato di “errore” e proiettando la colpa su Hamas, anche se si trattava di ambulanze e mezzi dei Vigili del fuoco.
Questo crimine risale ad una settimana fa, quando Israele ha bombardato Rafah. L’esercito sionista ha poi chiuso quanto rimaneva in un recinto formato da carri armati e mezzi militari; da lì nessuno poteva uscire, feriti e dispersi sono rimasti sotto le macerie in attesa. La squadra con i 15 soccorritori che ha provato ad entrare è stata bersagliata dai colpi sparati dall’esercito sionista, da quel momento i contatti si sono persi.
Israele blocca mezzi di soccorso
Per cinque giorni Israele ha impedito ai mezzi di soccorso di accedere alla zona per verificare cosa fosse successo agli operatori; inutile dire che gli appelli continui e quotidiani, sono stati del tutto ignorati.
Solo grazie all’intervento dell’Onu è stato permesso un breve sopralluogo dove sono state rinvenute le carcasse dei mezzi crivellati dai colpi e occultate.
Ci sono dei testimoni che hanno dichiarato quanto segue: “La squadra di soccorso è stata giustiziata e sepolta”, ma per averne certezza bisognerebbe avere accesso completo all’area, ma il regime sionista si rifiuta. Appelli per far sì che qualcuno entri nella zona sono stati fatti dalla comunità internazionale ma è ormai evidente che, a Gaza, gli appelli nascono e subito muoiono nell’indifferenza generale.
di Sebastiano Lo Monaco