Israele ha fatto a pezzi il diritto internazionale

Giovedì scorso a Jenin, si è consumato l’ennesimo crimine di guerra in pieno giorno: l’esecuzione a sangue freddo da parte di Israele di due giovani palestinesi disarmati. L’esercito israeliano ha giustiziato almeno 7mila palestinesi disarmati, inclusi bambini, che sventolavano bandiere bianche.
Vale la pena ricordare, che le Convenzioni di Ginevra proibiscono esplicitamente l’uccisione di chiunque sia fuori combattimento: civili disarmati, detenuti, feriti, individui che si arrendono. L’articolo 3 della Quarta Convenzione di Ginevra afferma: “Nessuno in custodia o sotto il controllo di una forza occupante può essere giustiziato. Nessuno può essere assassinato, torturato o sottoposto a trattamenti crudeli. Le esecuzioni extragiudiziali costituiscono una grave violazione; un crimine di guerra”.
Quello a cui stiamo assistendo non è un “fuoco incrociato”. Si tratta di esecuzioni indiscriminate di persone che dovrebbero essere protette dal diritto internazionale nel momento in cui vengono catturate, disarmate o tentano di arrendersi.
Il diritto internazionale non è ambiguo. Non dice “a meno che la vittima non sia palestinese”. Non dice “a meno che il mondo non sia troppo codardo per applicarlo”.
Israele ha sistematicamente violato ogni tutela fondamentale della condotta in tempo di guerra, prendendo di mira civili, giustiziando detenuti, uccidendo coloro che alzavano bandiera bianca, facendo sparire prigionieri e cancellando intere famiglie. Queste sono gravi violazioni, punibili dal diritto internazionale, eppure il mondo guarda in silenzio.
Se si permette che le Convenzioni di Ginevra vengano fatte a pezzi in questo modo, allora non significano nulla. E ogni governo che volta la testa dall’altra parte è complice della normalizzazione dei crimini di guerra.
di Redazione



