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Israele espande il suo controllo in Siria

Israele continua ad intensificare la sua aggressione e ad espandere la portata della sua presenza militare in territorio siriano, approfittando dei cambiamenti avvenuti nel Paese dopo la caduta del regime del presidente Bashar al-Assad nel dicembre 2024, nonché dell’assenza di una posizione siriana seria in grado di porre fine alle continue incursioni e violazioni israeliane.

La visita del Primo Ministro ad interim Benjamin Netanyahu e del suo Ministro della Guerra Yisrael Katz al Monte Hermon, territorio siriano occupato, mercoledì 9 settembre 2026, ha dimostrato che Tel Aviv non considera la sua nuova presenza in territorio siriano come una tappa temporanea, ma mira piuttosto a trasformarla in una nuova realtà militare, di sicurezza e politica.

Durante la sua permanenza sulla cima del Monte Hermon, Netanyahu è apparso con indosso un giubbotto antiproiettile, un’immagine che racchiudeva contemporaneamente dimensioni militari, politiche ed elettorali. Ha affermato che “Damasco è qui, il Libano è lì e le alture del Golan siriane sono laggiù”, e poi ha dichiarato che Israele controlla l’area che si estende dal Monte Hermon al fiume Yarmouk e da lì al Mar Mediterraneo, descrivendo questo controllo come “assoluto e senza precedenti”.

Posizione strategica del Monte Hermon

La scelta del Monte Hermon da parte di Netanyahu non è stata casuale. L’area è considerata uno dei punti strategici più importanti della geografia siriana e garantisce a chiunque la controlli un’ampia visuale e il controllo militare su Damasco, le alture del Golan e il Libano meridionale. La visita si è inoltre svolta in un momento delicato per Netanyahu, in vista delle elezioni per la Knesset, previste per il 27 ottobre. Pertanto, gli analisti hanno interpretato l’escalation dei toni e la dimostrazione di controllo territoriale come parte di una campagna elettorale volta a presentare la presenza militare israeliana in Siria come un successo storico e di sicurezza.

Tuttavia, le dichiarazioni più significative sono giunte dal ministro della Guerra israeliano Israel Katz, che si è rivolto direttamente al presidente ad interim siriano, Ahmed al-Sharaa. Katz ha affermato che le forze israeliane rimarranno nella zona di sicurezza e non si ritireranno, sottolineando che la presenza israeliana sul Monte Hermon le colloca a soli 35 chilometri circa dal palazzo del governo a Damasco.

Questo messaggio riflette chiaramente il livello di arroganza con cui Israele sta attualmente operando in territorio siriano, data la mancanza di una posizione concreta e seria da parte dell’attuale regime siriano ad interim, che sarebbe adeguata alla portata dell’espansione israeliana.

Il controllo territoriale di Israele

I dati relativi alle infiltrazioni terrestri israeliane illustrano la portata del cambiamento subito dalla geografia militare nella Siria meridionale. La penetrazione più profonda ha raggiunto circa 63 chilometri nella provincia di Daraa, nell’area di Harash al-Jubailiya. Nella provincia di Damasco, le forze israeliane hanno raggiunto le zone di al-Kiswa e Kutna, con un asse di penetrazione che ha raggiunto una profondità di circa 34 chilometri, tanto che alcuni punti si trovano a soli 20 chilometri da Damasco.

La penetrazione nel distretto di Sweida ha raggiunto una profondità di circa 22 chilometri, mentre le forze di occupazione hanno condotto infiltrazioni e operazioni speciali, tra cui l’operazione nota come “Verde-Bianco”, che ha raggiunto una profondità di 38 chilometri all’interno del territorio siriano.

Parallelamente a questi movimenti militari, l’esercito di occupazione israeliano ha preso direttamente il controllo di circa 235 chilometri quadrati all’interno della zona cuscinetto e ha stabilito una rete di basi e postazioni militari permanenti, in particolare la presenza militare sulla cima del Monte Hermon.

Questa espansione avviene dopo che Israele, a seguito della caduta del precedente regime siriano l’8 dicembre 2024, ha dichiarato il fallimento dell’Accordo di separazione delle forze firmato nel 1974 e ha successivamente occupato la zona cuscinetto siriana e altre aree, compreso il versante siriano del Monte Hermon.

Da allora, alcune zone della Siria meridionale, in particolare le province di Quneitra e Daraa, sono diventate bersaglio di infiltrazioni e attacchi israeliani quasi quotidiani, tra cui raid, perquisizioni, arresti e l’istituzione di posti di blocco militari.

Condanne vuote

Ciò che colpisce è che questa escalation prosegue parallelamente ai cicli di negoziati tenuti da Damasco e Tel Aviv con la mediazione americana, nei quali le parti hanno raggiunto un’intesa in merito all’istituzione di un meccanismo per lo scambio di informazioni di intelligence, nell’ambito del tentativo di raggiungere un accordo di sicurezza più ampio.

Tuttavia, questi contatti non sono riusciti a fermare gli attacchi o le incursioni israeliane, il che solleva seri interrogativi sull’utilità della scommessa siriana sugli accordi politici e di sicurezza con Tel Aviv, mentre quest’ultima continua a creare nuovi fatti sul terreno.

Questa questione assume maggiore importanza alla luce del fatto che gli Stati Uniti, il più stretto alleato di Israele, e la Turchia, che sostiene le nuove autorità di Damasco, hanno già condannato gli attacchi israeliani, ma ciò non si è tradotto in azioni concrete sul campo per arrestare l’espansione israeliana.

L’ingresso di Netanyahu in territorio siriano per la terza volta, dopo le visite del dicembre 2024 e del novembre 2025, riflette anche la transizione da una presenza israeliana concepita come operazione militare temporanea a una politica permanente.

Mentre l’occupazione continua ad espandere la sua attività militare, a consolidare le sue basi e ad approfondire la sua penetrazione nel territorio siriano, la mancanza di una risposta seria da parte del regime fantoccio siriano rimane uno dei fattori chiave che offrono a Israele ulteriore margine di manovra per proseguire la sua politica.

di Redazione

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