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Israele e i suoi segreti nucleari; il regime arresta di nuovo Mordachai Vanunu

di Cristina Amoroso

Undici anni fa, il 21 aprile 2004, un uomo uscì di prigione per essere accolto da una folla dei suoi sostenitori che lo abbracciavano tra mazzi di fiori e da una folla dei suoi nemici che con le dita sulla gola gli indicavano il segno della morte. Era stato per 18 anni in carcere, 11 dei quali in isolamento.

L’uomo era Mordechai Vanunu, che, dopo aver lavorato nove anni nella centrale nucleare israeliana di Dimona, nel 1986 si era recato in Gran Bretagna per rivelare al quotidiano londinese  Sunday Times, il più grande segreto atomico di Israele, la struttura delle armi nucleari di Dimona, con 58 foto da lui scattate clandestinamente.

Da solo a Londra e disilluso per il ritardo nella pubblicazione, cadde nella trappola di una donna bionda, un’americana con passaporto israeliano, Cindey, una trappola tesagli dal Mossad, che lo attirò in Italia. Qui venne rapito, drogato e contrabbandato fuori del Paese in Israele, dove fu condannato per spionaggio.

Giovedì mattina Mordechai Vanunu, che ha 60 anni, è stato di nuovo arrestato dalle autorità israeliane, sostenendo che ha violato i termini del suo rilascio dalla prigione, prendendo parte ad una recente intervista con una tv locale.

L’emittente televisiva israeliana Channel 2, con l’intervista a Vanunu, andata in onda il 4 settembre, è in lotta con la polizia del regime che esige tutti i filmati inediti del colloquio. Il canale si rifiuta di consegnare il materiale, citando il principio della protezione delle fonti giornalistiche.

Nella lunga intervista Vanunu  ha spiegato il perché aveva rivelato l’esistenza dell’arsenale nucleare israeliano e del potenziale disastro, aveva quindi l’obbligo di rivelare al mondo la natura della “polveriera” di Dimona, chiamando l’intera strategia nucleare iraniana “un fallimento”.

Si crede che il regime di Tel Aviv possegga più di 300 testate nucleari, cosa che essa non ha mai negato né confermato nella sua politica formale di ambiguità nucleare. Inoltre, Israele non ha mai permesso l’ispezione dei suoi impianti nucleari da parte di organizzazioni internazionali rifiutandosi di firmare il Trattato di non proliferazione (Tnp).

Nell’intervista Vanunu ha dichiarato: “Voglio iniziare a vivere la mia vita”. Ha sposato una norvegese, Kristin Joachimsen, docente di teologia, in una chiesa luterana a Gerusalemme il 19 maggio.
Si era convertito al cristianesimo poco prima di essere rapito da agenti del Mossad a Roma e contrabbandato in Israele per affrontare un processo per tradimento.

Uscito nel 2004, è stato incarcerato di nuovo per 11 settimane nel 2010 per aver violato i termini della sua liberazione incontrando uno straniero. Nel 2011, l’Alta Corte gli ha impedito di emigrare con la motivazione che rappresentava ancora una minaccia per la sicurezza dello Stato.

La decisione di limitare i suoi movimenti sembra essere basata più sul desiderio di infliggere una punizione ad un uomo impenitente che per problemi di sicurezza. Un pacifista che ha esortato i palestinesi a perseguire i propri scopi con mezzi non violenti, non era una spia, ma è stato guidato nelle sue azioni dall’orrore di Hiroshima e dalla possibilità di una guerra nucleare in Medio Oriente.

Analogie tra i casi di Vanunu e Snowden? Entrambi convinti che i loro datori di lavoro siano responsabili di atti immorali e decisi di violare i loro giuramenti di segretezza e di svelarli al mondo.

Analogie tra i caso di Vanunu e Daniel Ellsberg, il militare che rivelò le strategie del governo americano in merito alla guerra in Vietnam?

E’ quest’ultimo che risponde: “Posso solo dire che sarei orgoglioso di essere conosciuto come il Vanunu americano, anche se la mia eventuale condanna di 115 anni per aver rivelato segreti di Stato (il Pentagon Papers) è stata evitata dalla divulgazione di cattiva condotta del governo contro di me, che impallidisce accanto alla cattiva condotta di Israele nell’assaltare, drogare e sequestrare Vanunu  per  portarlo in tribunale, per non parlare degli 11 anni di isolamento che è stato costretto a sopportare”.

Secondo i rapporti locali, molti sostenitori del regime considerano Vanunu come un traditore, ma attivisti anti-nucleari lo vedono come un eroe.

Quanto a noi, concordiamo con quanto sostenuto nella poesia del premio Nobel per la letteratura, il tedesco Günter Grass, che nell’ultima raccolta di poesie, Eintagsfliegen, pubblicato in Germania nel 2012, descrive Vanunu come un “modello ed eroe del nostro tempo”, che “sperava di servire il suo Paese, contribuendo a portare alla luce la verità”, e invita gli israeliani a “riconoscere l’uomo come… giusto”.

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