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Israele e la “Dottrina della piovra”

Nelle recenti proteste iraniane, i media, soprattutto quelli affiliati a Israele, e persino alcuni funzionari israeliani e americani hanno parlato apertamente della presenza del Mossad; un cambiamento significativo che non dovrebbe essere ignorato.

Nella “Dottrina della piovra“, Naftali Bennett ritiene che contrastare le forze regionali iraniane sia stato inefficace e che l’attenzione debba essere rivolta direttamente alla “testa”. Nella versione evoluta di questa dottrina, la “testa” non riguarda solo i centri fisici o gli individui, ma include anche l’unità del popolo contro il nemico; lo stesso vantaggio che è stato il fattore principale della sconfitta del nemico nella guerra dei 12 giorni.

In questa logica, “rivendicare influenza” può essere efficace quanto un’influenza reale; perché essere visti fa parte dell’operazione stessa. Questa affermazione, creando l’illusione di un sostegno straniero, influenza la mente dei “rivoltosi”, accresce la loro audacia e gradualmente elimina la bruttezza della questione.

Israele cerca di aumentare pessimismo ed erodere controllo sul campo

Secondo gli ideatori, instillare l’idea che qualsiasi manifestante possa essere un agente nemico coinvolge le menti delle forze di sicurezza. Il risultato è un aumento del pessimismo e l’erosione del controllo sul campo; una situazione che può portare a reazioni di sicurezza diffuse e pericolose. A loro avviso, l’Iran deve essere intrappolato in un ciclo di violenza tra manifestanti e forze di sicurezza fino a quando il divario sociale e la rabbia non diventeranno così profondi da rendere una parte della società indifferente a un attacco straniero.

Anche la coincidenza di queste affermazioni con le pressioni economiche non è casuale; è un tentativo di instillare l’incapacità del sistema, sia nella gestione dell’economia che nella protezione delle informazioni e dei confini di sovranità. Questa pubblicità può anche avere una funzione importante: creare un diversivo per un’operazione sul campo pericolosa e importante.

Nella logica di questa dottrina, successo o fallimento non hanno un significato definitivo; ciò che conta è la costruzione narrativa prima dell’attacco; un preludio che Israele non ha calcolato correttamente nella guerra precedente. Questa è l’essenza della guerra cognitiva: “La vittoria nella narrazione è un prerequisito per la vittoria sul campo reale”.

di Redazione

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