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Israele ama colpire le strutture sanitarie

Sembra essere passato del tempo immemore da quando Gaza era sulla bocca di tutti. La narrazione portata avanti dai media occidentali del presunto cessate il fuoco ha fatto calare, sulle macerie e le vittime della Striscia, una coltre nera e pesante. Tutto è finito nel dimenticatoio grazie anche alle notizie sulla guerra in Iran e i blocchi degli stretti di Hormuz e Bab el Mandeb. Eppure lì, a Gaza, niente è cambiato. Israele continua a uccidere.

Nuovi fronti

Dopo Gaza, Israele e Usa hanno aperto due nuovi fronti, Iran e Libano. Uno scenario dagli esiti incerti che, nei desiderata dei due rispettivi presidenti, sarebbe dovuta durare lo spazio di un mattino. Nella realtà, si è dinnanzi ad uno scenario simile all’Iraq o all’Afghanistan con le conseguenze che sappiamo.

Sull’Iran e sul Libano la strategia utilizzata è la stessa messa in atto a Gaza: si colpiscono ospedali, ambulanze e soccorritori con le solite, false, accuse: “Il nemico si nasconde lì”.

Israele colpisce Centri medici

In Libano e in Iran ci sono già più di quattro milioni di sfollati; le vittime sono già diverse migliaia.
Gli ospedali sono le vittime preferite; la Mezzaluna rossa iraniana riferisce che gli attacchi hanno danneggiato 236 strutture sanitarie.

In Libano, Israele ha compiuto circa 130 raid contro ospedali e ambulanze nel solo sud. Il risultato è che i servizi sono ridotti al minimo proprio nel momento in cui il bisogno si intensifica. L’obiettivo è quello di rendere invivibile la vita nella regione e spingere la popolazione a fuggire.

Caratteristica della “Dottrina Gaza” è trasformare in obiettivi strutture come gli ospedali e le scuole, smantellare deliberatamente il sistema sanitario e dei supporti sociali in barba ai protocolli di Ginevra del 1949 e quelli aggiuntivi del 1977.

di Sebastiano Lo Monaco

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